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Chiude anche Blockbuster di Udine

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Sabato pomeriggio, 31 marzo, c’è il sole e si sta bene. Piazza I Maggio a Udine, c’è il luna park, non si parcheggia.Inversione, vado verso via della Vittoria e trovo parcheggio ma anche un’amara sorpresa. La crisi ha colpito anche Blockbuster di Udine, che chiude, per sempre. E svuota tutto a prezzi folli, blu-ray al 60% di sconto, giochi per la PlayStation ribassati fino al 50%, offertone anche sui dvd. Ho fatto man bassa, 8 blue-ray, 2 dvd, film recentissimi in alta qualità, totale sui € 39. Praticamente non è rimasto più niente, la gente ha preso d’assalto il negozio che in passato ci ha fatto trovare il film preferito quando le altre videoteche avevano 1 copia, massimo 2 e dovevi andare nel primo pomeriggio per organizzarti la serata. Mi spiace, parecchio. I ragazzi Blockbuster che ho trovato a Udine sono gentilissimi, nonostante perdano il posto di lavoro, sorridono e spaccano le custodie di plastica per estrarre i blu-ray… verso le 21,30 li ritrovo ancora lì. Si dice che al posto di Blockbuster aprirà una catena di parafarmacia. I tempi sono davvero cambiati, un altro pezzetto di mondo che se ne va.

Il gatto – Figura affascinante e misteriosa

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Il gatto percepisce il mondo il maniera differente, c’è poco da fare. Senza dare nell’occhio, recepisce, interpreta e fa sue le situazioni del quotidiano.
Osserva ed elabora dentro di se ogni vibrazione che si diffonde nell’aria attorno a sè.  Anche quando dorme, il suo riposo diventa una veglia, a volte dolce, altre tesa e nervosa.

Il gatto è fondamentalmente un nostalgico, ha ricordo di tutto e di tutti ma è bravo a dissimulare le cose, ogni sua emozione, dimostrando quasi indifferenza e altezzosità all’occorrenza, in base a chi si trova davanti. Fiero e con l’animo indipendente (ma quanto poi???) E’ in grado di lasciarsi andare a grosse manifestazioni di affetto e proprio per questo alle volte viene considerato un essere opportunista… bah…

Io lo considero più che altro come un essere dalle mille sfaccettature, in cui convivono in parti diverse da gatto a gatto le unghie che sanno graffiare in profondità e assordanti fusa da regalare alle persone di fiducia. Il problema è che per scoprire la maggior parte di questi aspetti occorre tempo (come con le persone del resto), spesso anche tanto, ed è solo per questo che a volte li vedete soli.

Con questo non voglio dire che tutti i gatti siano uguali tra loro, ci mancherebbe, ma capirete anche voi no? Io ho avuto un bellissimo gattone, tutto bianco per 13 anni e posso dirvi che è così secondo la mia personalissima esperienza. Va beh in effetti potrebbe essere stata pure un’eccezione ma tant’è…

Miao.

Leo Buscaglia – Vivere la vita

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Abbiamo paura di vivere la vita, e perciò non facciamo esperienze, non vediamo. Non sentiamo. Non rischiamo! Non prendiamo a cuore nulla! Non viviamo… perché la vita significa essere coinvolti attivamente. Vivere significa sporcarvi le mani. Vivere significa buttarvi con coraggio. Vivere significa cadere e sbattere il muso. Vivere significa andare al di là di voi stessi… tra le stelle!
Ma dovete decidere voi, per voi stessi.

“Cosa significa per me la vita?” Sono convinto che se ogni giorno dedicassimo a pensare alla vita e a vivere e ad amare lo stesso tempo… no, un quarto del tempo che dedichiamo a preparare i pasti, saremmo incredibili!
Ma la vita ha un modo meraviglioso per risolvere questo problema. Per me è sempre affascinante perché, quando la vita non viene vissuta, esplode in noi. E’ come cercare di bloccare il coperchio di una pentola che bolle. Succederà qualcosa, ne sono convinto. Finirete per piombare nella paura, nella sofferenza, nella solitudine, nella paranoia o nell’apatia. Tutti segni del fatto che non state vivendo! Quindi, se avvertite uno di questi sintomi, rimboccatevi le maniche e dite: “Ora devo vivere”. Nell’attimo in cui incominciate a lasciarvi coinvolgere nella vita, il vapore fuoriesce, e siete salvi. Non è facile: ma la vita ci fa sapere che deve essere vissuta. Meraviglioso!
Perché c’è la morte? Io non so perché c’è la morte.

Perché c’è la sofferenza? Vorrei che non ci fosse, ma non so perché c’è. Se passassi la vita a cercare le risposte a questi interrogativi, non vivrei mai.
Però a quelli che vengono da me dico che so qualcosa della vita. C’è una cosa chiamata gioia, perché io l’ho provata. E c’è una cosa chiamata follia meravigliosa, perché l’ho vissuta. E so che c’è una cosa chiamata amore perché ho amato. E so che c’è una cosa chiamata estasi perché ho conosciuto l’estasi. E so anche – perché ho conosciuto gente che ne ha fatto l’esperienza – che c’è una cosa chiamata rapimento. Oh, mi piace questa parola, “rapimento”! Cercate il rapimento! Mi rifiuto di morire fino a quando non avrò imparato che cos’è!
Perché uno si comporti così, bisogna che faccia molte scelte. Una delle più importanti è “scegliere se stesso”.
Scegliete voi stessi.
Finitela di odiarvi. Finitela di buttarvi giù. Abbracciatevi e dite: “Sai, va bene così! Starai perdendo i capelli, ma sei tutto ciò che ho!”.
Quando vi riconciliate con le vostre debolezze, ce l’avete fatta! Non sono enormi, sono soltanto una piccola parte di voi.

Dovete scegliere voi stessi. Sono sicuro che coloro che si tolgono la vita, che non vivono, sono soprattutto coloro che non hanno rispetto per se stessi. Non so quando è stata l’ultima volta che qualcuno ha detto questo, ma voglio sottolinearlo: Voi siete un miracolo.


 

da “Vivere, Amare, Capirsi” – Leo Buscaglia

Post festa delle donne

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Libera, con una città di possibilità ai miei piedi

Per chi non lo sapesse nel marzo del 1911 a New York scoppiò un incendio alla Triangle Shirtwaist Company, un cotonificio. I proprietari della fabbrica, Max Blanck e Isaac Harris, al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e riuscirono a mettersi in salvo. Le operaie invece rimasero chiuse a chiave nell’edificio – per paura che rubassero o facessero troppe pause – e morirono.
E qualcuna, giovane e matura, nel 2012 considera l’8 marzo una cazzata, non bisogna festeggiare, bla bla bla. Di solito sono quelle che pensano che tanto non cambierà mai niente, che siamo incomprese, che potremmo dare di più, che senza di noi il mondo finirebbe e che gli uomini non ci danno spazio, non ci danno opportunità e diritti. Affermano che le donne devono essere amate tutti i giorni. Ma queste donne sono anche quelle che
a-ti rubano il fidanzato/marito
b-ti fanno lo sgambetto in ufficio
c-ti prendono in giro perché non hai ‘qualcosa’ (metteteci voi il prodotto, il figlio, il cane, il viaggio etc.)
d-giudicano, sempre, c-o-n-t-i-n-u-a-m-e-nt-e.
Ma sono anche quelle che lavano le mutande ed i calzini ai proprio compagni, non rendendosi conto di quanto sono zavorrate e cristallizzate nel 1950. Però sorridono con la borsetta nuova e il passeggino costruito alla Nasa.
Non fanno niente per migliorare la condizione generale della donna, anzi la peggiorano. Invece di dare una mano alla collega in difficoltà, di consolare l’amica, di andare a trovare i genitori anziani, puntano il dito e i piedi. Criticano sempre tutto, guardano di sottecchi cercando il difetto nell’altra, distruggono tutto quello che secondo loro non va o che non porta loro nessun vantaggio.
Ci sono stuoli di ragazze che per una volta all’anno vanno al ristorante e si agitano per un bellone in perizoma ? E allora ? Qual è il problema ? E’ triste (per te zavorrata del 1950) ? Non sembra, loro si divertono. E’ tutto un consumismo ? Perché tu dove vivi ? In Afganistan ?
E basta sempre stare lì a dire che gli uomini non ci vogliono bene, ci vogliono bene solo che a noi non bastano mai le attenzioni e il tempo che ci dedicano. Sì, ci sono anche quegli uomini che guardano al proprio interesse (sesso, posizione sociale, denaro) e ci fanno piangere e a volte ci umiliano ma chi in cuor suo può dire di non aver mai anche inconsapevolmente fatto del male a qualcuno ? Magari una battutaccia detta così per ridere ha ferito a morte la sensibilità di un pretendente – che lì per lì non lo da a vedere – creando uno squarcio inguaribile.
Il più grosso difetto è che non sappiamo fare squadra tra noi. E io questo tipo di donne non le sopporto. E voi ?

Leo Buscaglia – Vivere nel presente

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La maggioranza di noi vive troppo nel futuro, o è afflitta dai rimpianti per il passato. L’unico vero valore si trova nel presente e nell’adesso. La nostra infelicità è dovuta soprattutto alla nostra tendenza di vivere nel passato o nel futuro, entrambi illusori. – Leo Buscaglia (Autobus per il paradiso)

Ravalejar

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Wall “Ravalejar”
Il “Raval” si trova nel centro storico di Barcellona, è il quartiere più cosmopolita della capitale catalana, abitato da comunità pakistane e magrebine. Ravalejar – da raval – é diventato un verbo che definisce un modo di vivere, a state of mind, caos di incertezza ed energia di un quartiere che trasuda colori, etnie, costumi, tradizioni. Ognuno, abitante, studente o turista, lo può vivere a suo piacimento, può sentirlo come meglio crede, e quindi convivono i contrasti. 

Dal verbo ravalejar ne hanno fatto un wall, splendido, proprio vicino alla Biblioteca. Consiglio di andarci per assaporare e vivere al meglio questo mood catalano, tra bar, pub, club e gente da tutto il mondo.
Senza giudizi, così come viene.

Biblioteca a Barcellona

LE PROSSIME PUNTATE DELL’ISPETTORE BARNABY SU LA7 dal 28 Febbraio al 2 Marzo 2012

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LE PROSSIME PUNTATE DELL’ISPETTORE BARNABY SU LA7
dal 27 Febbraio al 2 Marzo 2012

Lunedì 27 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
CAVITA’ NASCOSTE

Martedì 28 Febbraio 2012 ore – 17:30 La7
SALSA PER SELVAGGINA

Ore 21:10
‘EP. 88’ in PRIMA TV

Mercoledì 29 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
MIDSOMER RHAPSODY

Giovedì 1 Marzo 2012 – Ore 17.30 La7
IL BUG

Venerdì 2 Marzo 2012 – Ore 17.30 La7
IL VILLAGGIO IN MINATURA

 

 

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Deus ex machina

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Una nuova professionalità da mettere nel cv

La mia recente latitanza è giustificata da una nuova missione, un nuovo ruolo, impegnativo e roboante. Deus ex machina. Conoscenti con l’acqua alla gola che non sanno bene come uscirne, liste civiche da rimpolpare,  imprenditori con idee chiare ma senza un soldo, dispositivi in affanno (non funziona/ma cosa hai fatto ? non lo so/ mmm), e i temibili quanto saccenti stagisti (se stato tu ? / no. /mmm)
Riporto per dovere di cronaca la definizione – tratta di wichipedia – di questa nuova interessante professionalità:
La frase trae origine dal teatro greco: in tale ambito, quando era necessario far intervenire un dio (o più dèi) sulla scena, l’attore che interpretava il dio si posizionava su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata appunto mechanè. In questo modo, l’attore veniva fatto scendere dall’alto, simulando dunque l’intervento di un dio che scende dal cielo; difatti, l’espressione deus ex machina significa proprio “dio (che viene) da una macchina”. L’intervento ex machina degli dèi veniva spesso usato, soprattutto dal tragediografo Euripide, per risolvere una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita.

Ho solo una Yaris 1.3 e comunque una volta si chiamava Batman.

LE PROSSIME PUNTATE DELL’ISPETTORE BARNABY SU LA7 dal 20 Febbraio al 24 Febbraio 2012

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LE PROSSIME PUNTATE DELL’ISPETTORE BARNABY SU LA7 dal 20 Febbraio al 24 Febbraio 2012

 

Lunedì 20 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
MORTE NELL’ACQUA

Martedì 21 Febbraio 2012 ore – 17:30 La7
FANTASMI DI NATALE

Ore 21:10
LA NOTTE DELLA BESTIA (prima visione)

Mercoledì 22 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
ORCHIS FATALIS

Giovedì 23 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
BANTLING BOY

Venerdì 24 Febbraio 2012 – Ore 17.30 La7
LA SECONDA VISTA

 

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Leo Buscaglia – Esternare il bisogno

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Esternare il bisogno

Nessuno è mai tenuto a piangere o a soffrire in solitudine.
Eppure molti fra noi sarebbero disposti a patire in silenzio pur di non chiedere aiuto di cui peraltro hanno urgente necessità.
Tendiamo a ritenere che gli altri siano perfettamente consapevoli delle nostre pene, anche se noi non ne parliamo affatto.
E’ dalla forza emotiva, non dalla debolezza, che noi sappiamo trarre la capacità di invocare aiuto.
Il timore del rifiuto, o del ridicolo, o di qualunque altro impulso ci spinga a nascondere le nostre sofferenze, dev’essere sconfitto a ogni costo.
Diversamente, non otterremmo mai il supporto morale che ci occorre.
Naturalmente, nell’atto di sollecitare aiuto noi esprimiamo il nostro apprezzamento nei confronti di un’altra persona.
Implicitamente le facciamo capire che nutriamo fiducia in lei, che la reputiamo in gradi di aiutarci in un momento di grande vulnerabilità.
Non le chiediamo soluzioni. Vogliamo solo che sia presente, che ci accordi un sostegno temporaneo in attesa di trovare le nostre vie personale di superamento.
Un sano”Ho bisogno di te” è un’espressione importante d’amore.