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Chi ce l’ha più lungo? Sindrome da mi piace e +1

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Quando il Social Network diventa l’estensione del nostro… Io interiore.

Siamo un popolo afflitto dalla malattia del “chi ce l’ha più lungo“, c’è poco da fare, prima o poi ci caschiamo tutti.
Questo le aziende lo hanno capito fin troppo bene e ci giocano parecchio.
Ti allenano fin da piccoli, quando ti fanno provare a fare il punteggio più alto al tuo videogame preferito, guando si cercava di fare l’impennata più lunga con la bicicletta, chi aveva lo zainetto più bello.

Poi il concetto si è evoluto, classifiche di gioco online, numero di follower, di mi piace, +1 e ancora una volta nascono i confronti, l’autorevolezza data dai numeri, numeri che si possono anche acquistare con un po’ di soldini reali, basta che ci siano molti. Bisogna fare attenzione a certi atteggiamenti che possono portare con loro ansia, insicurezza e frustrazione.

Quanti sono disposti ad ammetterlo? Uhm mah… Vedremo… Non metto in discussione quelli che scrivono perché sentono ardere ancora forte il fuoco per il loro lavoro, sche scrivono per necessità fisiologica per stare bene con se stessi, ma volevo mettere in evidenza un atteggiamento che secondo me c’è ed è anche piuttosto ampio.

C’è desiderio di affermazione, di stare sopra gli altri, di sentirsi appagati e soddisfatti. Non che in questo ci sia nulla di male, ma preferisco i confronti alla pari, dove ognuno ascolta quello che l’altro ha da dire e ci riflette sopra, facendoci delle domande, mettendosi in discussione.

Personalmente non ho mai avuto simpatia per i Guru e le persone troppo sicure di sè, in qualsiasi ambito questi ultimi operassero perché difficilmente si mettono in discussione e ammettono i proprie errori.

 

Tante volte basterebbe anche solo essere in grado di ascoltare.

Tutta una questione di buon gusto

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Le persone vanno educate al bello, così saranno in grado di riconoscerlo, apprezzarlo e diffonderlo nel mondo

Il gusto è una caratteristica che è presente in ognuno di noi che va fatta crescere e sviluppare con il tempo.
Nasce dall’ambiente in cui si cresce, dall’insegnamento delle persone che ci stanno intorno a cominciare dai genitori che con il loro ruolo possono educarci anche in questo.

Si, ci vuole educazione, dedizione e occhio attento per saper cogliere i particolari. Essenziale diventa porsi delle domande e trovarne le risposte, sviluppare un senso analitico verso quello che si guarda, specie all’inizio di questo percorso, una sorta di allenamento che poi diverrà scelta naturale e quasi istintiva al crescere del nostro bagaglio culturale.

Cultura, educazione e sensibilità, così su due piedi mi sento di dire che sono questi gli elementi che caratterizzano
delle buone scelte e la creazione di un proprio gusto.

Venendo al mio “caso personale”, dovendo raccontare il mio background culturale, l’evoluzione del mio gusto, che potrei dire… Essendo quasi autodidatta nel mondo della grafica, non avendo mai frequentato una scuola a indirizzo artistico, mi
sento di peccare un po’ sulle basi, quando parlo ci cultura del mondo della grafica/comunicazione in senso stretto, anche se
nel corso degli anni ho cercato di approfondire questi aspetti attraverso letture di vario genere.

Parlando di persone, di educatori, invece mi vengono in mente 3 persone. Mio zio che per un anno e mezzo mi ha tenuto nel suo studio grafico “vecchia scuola” che di cose ne sapeva tante, specie sulla composizione e l’impaginazione. Il mio amico John che mi ha sempre considerato “artista” perché non seguivo uno schema prefissato nella creazione delle cose, non ero una macchina a suo dire, ma creavo dal nulla le cose.

Non ultimo il mio caro amico Giuseppe che all’inizio della mia carriera nel campo web mi ha insegnato tanto, a notare i dettagli, l’uso dei caratteri, il saper lavorare con gli spazi, ci si scontrava alle volte, perÚ Ë stato un maestro, se pur per poco tempo.

Oltre a queste parentesi positive, beh, credo che alle volte il mio gusto sia stato limitato da chi stava sopra di me e questo in parte mi ha reso più arido, specie se guardo alla “libertà” che avevo in passato, anche nello sbagliare. Concludendo, ritengo che il gusto sia strettamente legato alla sensibilità di ognuno di noi, quelle sensazioni che senti a pelle e che associ al bagaglio di immagini, suoni, parole che porti con te.

Microsoft – unica piattaforma di sviluppo con Windows 8

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Sistema operativo unificato per i device targati Microsoft

Cercando di interpretare e anticipare la futura strategia di Microsoft, non posso fare a meno di pensare che cercherà di portare il suo Windows 8 su tutti i suoi device di prossima generazione, compresa la prossima xbox. Questa prospettiva potrebbe interessare a molte case di sviluppo che immagino si troverebbero ad avere a che fare con un unico ambiente di sviluppo per più piattaforme, riducendo i tempi di sviluppo e i costi.

  • Xbox720
  • Surface
  • Windows mobile 8
  • Personal Computer

Stiamo sempre parlando di piattaforme con peculiarità differenti, ma vedo in questa soluzione solo che vantaggi per gli sviluppatori, come già detto e anche per gli utenti che ritroverebbero la stessa modalità di fruizione di servizi e programmi su tutte le piattaforme utilizzate.

Microsot Surface – Presentato il Tablet con sistema operativo windows 8

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Microsoft presenta Surface, il suo primo tablet

Ancora in corso la conferenza Microsoft mentre scrivo questo post. Dopo tanto mistero, Microsoft ha appena presentato il suo Surface ovvero il loro modo di interpretare i tablet. Non molto sottile, ma leggero, porta USB 2, ottimizzato per Windows 8 e puoi farlo diventare anche una cornice per le foto digitali! 🙂
Un tablet a cui è possibile attaccare una tastiera… sfruttando la cover del dispositivo, Full HD…

Supporta anche l’utilizzo del pennino per muoversi meglio tra le App. e per disegnare, prendere appunti.
Uhm è presto per esprimere un giudizio ma parto un po’ preveduto, domani approfondiremo meglio le notizie…
Tanti spunti sembrano essere presi da altri concorrenti di cui mi sembra anche inutile fare i nomi… Sarà interessante verificare l’integrazione con i servizi Live e con Xbox360 oltre che con il mondo Office…

Advertising from the Mad Men Era

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Advertising from the Mad Men Era, raccoglie le migliori campagne pubblicitarie apparse sui magazine americani del periodo. Il cofanetto in due volumi, illustra in 700 pagine più di vent’anni di pubblicità a stampa.

Bello il cofanetto è pure la serie!

Fashion Camp 2012 for dummies

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L’entrata del Fashion Camp 2012

Pensavo di trovare blogger che avessero voglia di conoscere altre blogger. Un ritrovo più che una kermesse commerciale di Google e Douglas. Rewind.  La settimana precedente al Fashion Camp 2012  leggo un tweet di Antonio Lupetti alias @Woork – che seguo con stima da inizio anno – che invita i suoi follower (110.000 e sono tantissimi) a fare un salto al Fashion Camp, dove ci saranno cose e persone interessanti da seguire. L’evento è gratuito. Faccio un’indagine e chiedo ad altre blogger conosciute via twitter se parteciperanno all’iniziativa. Ci vanno tutte, allora mi son detta, ‘vado anche io’. E poi parlerà @woork sulle meraviglie meravigliose di Google+, come non apprendere i segreti del rivale di Facebook ?
ore 11, sbarco a Milano. Sarà il tempaccio, sarà che manco da 2 mesi mah, buh, trovo Milano sempre più brutta, sporca, in costruzione, tutti di corsa. Su Milano la mia opinione non è ancora cambiata, stai due giorni, chiudi il contratto e vai via soddisfatto.
ore 12, arrivo alla Fabbrica del Vapore. Lo striscione Fashion Camp, due simpatiche ragazze che ci dicono ‘Ciao, firmate la liberatoria per i video, grazie.’ Va bene, penso, in fondo l’evento è gratuito.

Spazio Google+

Non li ho contati, comunque mettiamola alla grande, 20 espositori di marchi ai più sconosciuti, con grucce piene di abiti cuciti in casa (non so, sparo, ma il percepito è artigianale altro che sartoriale), prezzi alti, e soprattutto blogger che fanno scatti e autoscatti. Non parla nessuno, tranne quelli di Google+. Sono i più fighi, beh certo, stanno nel mezzo. Nel vero senso della parola. Dietro allo stand di Google+ sedie e un palco, dei timidi speaker cercano di catturare l’attenzione delle blogger, che ovviamente sono impegnate nell’autoscatto. Il pubblico si siede, non ascolta con attenzione e non nega a nessuno un applauso finale. Douglas troneggia con due spazi belli grandi, da una parte 2 ragazze fanno la manicure e dall’altra 2 ragazzi offrono seduta trucco. Tutto gratis, basta lasciare i propri dati, aspettare il proprio turno e si riceve un kit omaggio composto da crema rassodante contro le rughe (età media 24 anni – sono io la più vecchia), un orologio casual stile indianajonesdenoialtri, e un campione del profumo Someday by di Justin Bieber (!). Nel mentre aspetto si materializza la star, eccola. @woork  magrissimo con un completo blu, cravattino, gentile e affabile con tutte. Gli vado incontro per scambiare due parole… è 1- al telefono,  2- alla console di Google+, poi 3 – autoscatti, poi 4 -le foto con le fan. Sconforto.
ore 13.30. un baretto senza una sedia. Mangio in piedi ? per fortuna non piove così mi accaparro una panchina, con attaccata una blogger che ovviamente non parla ma scrive come una matta sul suo mac. Abbozzo un sorriso, magari si intenerisce … ricambia ma non ha il dono della parola. Uff.
ore 14, manicure. Penso di essere dalla mia estetista e azzardo una conversazione. Che non sia mai! Si no ma forse.
ore 14.30,  seduta trucco di staforo (una blogger era impegnata in autoscatto e quindi le ho soffiato il posto), poi ricado nell’errore e penso di essere dalla mia beauty consultant e azzardo una conversazione. Grugniti.
ore 15.15 blindo @woork ! è solo e non ha il telefono in funzione. E’ contento, dice pure di avermi riconosciuta… Non gli credo ma è gentile e paziente,  dopo la tornata con le blogger di 20 anni ha ancora la voglia di star lì a raccontarmi di sé,  che ha un lavoro serio e che la sua attività di blogger è un passatempo.

Antonio Lupetti alle prese con un autoscatto dei suoi

ore 15.30 inizia la sua performance su Google+.
Ora, sfido chiunque di voi ad aprire un account, caricare un post ed iniziare subito ad avere follower, citazioni, menzioni, etc. Il top è stato ‘caricate un video anche banale e avrete un sacco di commenti’. Poi se andate su Diesel ci sarà una sorpresa.
@woork mi stai simpa ma la tua presenza qui a Fashion Camp sa di marchetta. Niente di male per carità però ora ti prendo meno sul serio. 
ore 16.15 esco da Fashion Camp, delusa perché non ho imparato niente che non so già.

Però sono truccata e laccata di tutto punto, con il profumo di Justin Bieber, indispensabile per essere fashion a Convivio. 
Et voilà.

Alda Merini/a caso 1

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La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

Alda Merini, da “Terra d’amore”

Change, we need change

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Il 26 gennaio 2000 i Rage Against the Machine si esibirono dal vivo davanti a Wall Street. Il New York Stock Exchange dovette chiudere i battenti, per il disagio provocato dalla folla che guardava il concerto. La notizia fece il giro del Mondo.

E da qui è nato un movimento alternativo contro il sistema, Occupy Wall Street.


Oggi si festeggia il lavoratore. Più povero, tartassato, avvilito che mai. Anche l’imprenditore non se la passa bene, per niente. Diversi i casi di suicidio. Con tutta probabilità stiamo vivendo un momento di forte cambiamento. Ci siamo dentro. Tutti. Ma la crisi è anche nella nostra testa. Il Milionario, il gratta e vinci, The Money Drop. Perso il senso delle cose ?
Riporto un pensiero di Thomas Baptist Morello – chitarrista dei Rage Against the Machine e degli Audioslave – molto forte ma stiamo andando su questa direzione ? Speriamo di no.

 « L’America si definisce la patria della libertà, ma la libertà principale che abbiamo è quella di entrare in un ruolo di subordinazione nel lavoro. Quando si esercita una libertà del genere è perso ogni controllo su ciò che si fa, che si produce, e su come è prodotto. Alla fine il prodotto non ti appartiene. L’unica possibilità di evitare sfruttamento e prepotenze è la rinuncia ad una vita normale. Tutto questo conduce alla nostra seconda libertà: quella di morire di fame.»

Era meglio ridere, come tutti gli anni, con la battuta del grande Alberto Sordi…

Scarlett Fever / Vogue Cover

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Ogni viaggio è sempre motivo di gioia. Sempre.
Se possibile chiedo ai viaggiatori di ritorno di portarmi a casa un giornale, una rivista del Paese visitato, tanto le monetine in banca non le vogliono e per me è fonte di ispirazione leggere di un altro Paese in lingua originale. Così sono stata felicissima quando la mia mami di rientro da New York mi ha fatto trovare, oltre una borsa galattica di Calvin Klein (la mia prima Calvin Klein originale) Vogue e Vanity Fair made in USA. Il nostro Vogue è straordinario ma vi assicuro che Vogue US diretto da Anna Wintour è eccezionale. Perchè ? Perché sì, foto, abiti, articoli, testimonial, pubblicità, editoriali, giornalisti. Il meglio è solo su Vogue.
Riporto le foto meravigliose di Scarlett Johansson insieme a Mark Ruffolo, foto di Mario Testino.
Sarà anche addomesticato ma …sfido chiunque ad avere quell’aria sexy e sciolta con quel felino al guinzaglio! 

Riporto stralci dell’intervista.
On her young success: “It feels like a lifetime ago. Am I happy I’m not 20 anymore? Yeah. Nineteen? I don’t want to be that age. It’s incredibly confusing.”
On how everything’s going right now: “Yeah, everything’s been really great right now. It’s been a good time. I’ve had peace. Relative peace. I just want to work on things that are really hard, and when I’m not working on things that are really hard, I want to hang out with people I like to be with, and that’s it.
On performing on Broadway: “I know it sounds supercorny, but it was a dream come true. That sort of pressure of having to deliver—I just find it thrilling.”
On her split from ex-husband Ryan Reynolds: ““It was horrible. Of course it’s horrible. It was devastating. It really throws you. You think that your life is going to be one way, and then, for various reasons or whatever, it doesn’t work out. This was something I never thought I would be doing. And there’s no way to navigate it. Nobody can give you the right answer. It’s never anything you want to hear. It’s a very lonely thing. It’s like the loneliest thing you’ll ever do, in some way.”

Fa ciò che puoi, con ciò che hai, dove sei

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Personalmente non mi lamento ma mi fa male sentire discorsi cinici e bui, di persone giovanienon, tanto sono avvilite e scoraggiate.
Riporto alcuni discorsi a random di amici, parenti, imprenditori, artigiani:
‘Beh, guarda, non so come facciano le famiglie a far quadrare le spese. Sono fortunata perché non ho un mutuo da pagare, vivo con i genitori e sono lavata, stirata con la massima cura.’
‘Sto tracazzo di IMU, non mi manca niente però faccio già fatica a mantenerla la casa… è mia la colpa se ho ereditato un casolare in mezzo al niente ? Lo venderei ma chi lo compra ???!!’
‘Eh, tempi così non li ho mai visti, dura, è dura, io posso anche mangiare pizza tutti i giorni ma ai bambini non si può dar da mangiare meredine tutti i giorni’
‘Io aprirei volentieri un’attività ma costa troppo’
‘Stavano meglio i miei 40 anni fa’
‘Di stagisti ce ne sempre in abbondanza, li assumerei tutti ma costano’
‘Beh…ecco io… non so, spero torni Berlusconi!’
Il ceto medio non sa bene cosa fare e cosa pensare. Alterna impeti rivoluzionari e paure fuori controllo, affronta il domani guardando dalla finestra. Immobile, spaurito, indeciso, come un felino senza unghie. Graffia ma non fa male. Siamo arrivati al punto che le persone vorrebbero non aver comprato la casa e vivere in affitto (per non pagare l’IMU), rimpiangono i tempi di Benito (i politici sono tutti uguali, meglio un dittatore che ti dice come vivere), metterebbero il Paese in mano ad comico (visto che la classe dirigente non è in grado di goverare e ruba da sempre), invidiano quelli che si sono rifugiati in un lavoro noioso ma sicuro fino alla pensione (i sogni sono per i perdenti).

“Fa ciò che puoi, con ciò che hai, dove sei”.
F.D.Roosevelt

“In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed; se io riesco a reggere alla distanza e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi, se sono ancora in piedi, io saprò per la prima volta in vita mia che non sono soltanto un bullo di periferia”
Rocky Balboa

Per chi non lo sapesse, Rocky è un film del 1976 e Sylvester Stallone allora era attore poco conosciuto. Decise di cimentarsi in scritture per copioni, cercando di risollevarsi da una situazione economica non florida, considerando che possedeva 106 dollari in banca. Scrisse la sceneggiatura di Rocky in soli 3 giorni e con difficoltà immani riuscì a convincere la Universal a girarlo con un budget di soli 1,1 milioni di dollari. Il film vinse tre premi Oscar, tra cui quello per il miglior film e miglior regia e incassò 225 milioni di dollari diventando un successo di pubblico e di critica e dando vita a cinque seguiti: II, III, IV, V e Rocky Balboa. Grazie a Rocky, Stallone è il terzo uomo nella storia del cinema dopo Charlie Chaplin e Orson Welles a ricevere, per lo stesso film, la nomination all’Oscar sia come sceneggiatore che come attore. Stallone da piccolo soffrì di rachitismo, cosa che gli causò molti problemi fisici.