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Marco Fantin, una vita per la musica

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Marco Fantin, musicista ed insegnante a Casara della Delizia

Quando si parla di musica rock ognuno di noi pensa al proprio gruppo preferito… Gun’s and Roses, Ministri, Verdena, Led Zeppelin, Metallica, Rolling Stone o Vasco. Insomma un bel patchwork di sogni, desideri, immagini, video, canzoni, stile di vita libero. Io associo il rock ad un caro amico Marco Fantin ed a un film Almost Famous. Li accomuna il ritratto sincero, onesto, spietato del rock e la passione vera ed autentica per la musica.

Ho chiesto a Marco di raccontarmi la sua scelta di vita: fare il musicista. Entusiasta mi ha detto di sì: il risultato è un pomeriggio di chiacchiere a ruota libera sul rock, qualche incursione sulla società di oggi.

Marco hai scelto di vivere di musica. Come te la passi ?

Non è facile vivere di musica perché ci sono momenti molto buoni e altri meno. Vedi, si parla di precariato ma io sono precario da una vita, sono abituato, sapevo a quello che andavo incontro…

Spiega meglio…

La mia è stata una scelta azzardata, sono stato spesso criticato. Una volta se i tuoi erano agricoltori dovevi farlo anche tu. Se nascevi operaio il massimo che ti poteva succedere era trovare un posticino, ben pagato, stabile. Ora invece è tutto ribaltato, l’operaio, l’impiegato, l’insegnante, la commessa persino i bancari vivono sul filo perché vengono licenziati senza motivo e non sanno come gestire l’imprevisto, i momenti di altalena. Mi spiace molto perché io ho scelto consapevolmente la mia vita e i rischi loro no, subiscono le scelte del sistema. Qualcun altro ha deciso per loro.

Quindi?

Vivere di musica non lo consiglio, uno lo deve sentire. Ed è il rock che ti sceglie. O meglio quando vivi situazioni estreme (ndr. Marco ha perso la mamma a 14 anni dopo una lunga malattia, il babbo ha avuto una paresi invalidante a soli 45 anni) che ti segnano dentro per sempre devi trovare un faro, una guida, una cosa che ti appassiona così tanto da ritrovare il sorriso. Ognuno di noi ha un’attitudine latente, un fuoco, un talento. Io ho fatto la mia scoperta a 6 anni.

A 6 anni suonavi?!

Nooo A 6 anni ho scoperto il rock. A quei tempi (ndr Marco ha 46 anni) c’erano solo 3 canali in tv: Rai 1, Rai 2 e Telecapodistria. Ascoltavo rapito i concerti di Andrés Segovia ma dopo un pò mi annoiavo. Poi la bomba, su Telecapodistria trasmettono il concerto dei Deep Purple e sono impazzito per Ritchie Blackmore. Mi sono detto, devo avere una chitarra così e suonare come lui. 

Hai avuto un mentore? Chi ti ha sostenuto?

Devo moltissimo a Luigi Pellissetti, mi ha aiutato a scuola, mi ha dato dritte importanti. Ma la musica era solo un aspetto, per me Luigi è un filosofo, parlavamo pomeriggi interi di tutto. Mi ha aiutato a costruire la mia personale visione del mondo, nell’essere un consumatore consapevole e non passivo. Perché vedi, la musica è lo specchio della società, il Conservatorio è importante ma è così staccato dalla vita reale. L’armonia moderna è jazz, blues, fusion, indie. Il Conservatorio ti da sì un ordine mentale ma c’è tanta polvere sopra i libri !!! E dovrebbe aprirsi al nuovo, perché ci sono tanti musicisti bravi, di talento che potrebbero dare tanto… Ma sai le posizioni di prestigio esistono ovunque, chi li sposta più? Come la politica no? Chi ci governa ci vuole incasellati, al nostro posto, contribuenti non pensanti, codici a barre.

Prima canzone suonata?

Il riff Smoke on the water dei Deep Purple!!!

Insegni musica giusto?

Sì, insegno musica nei dopo scuola, ai ragazzi, ma anche ai coetanei quarantenni che vogliono imparare! Grande energia stare in mezzo ai ragazzi, peccato che la riforma Fornero stia mettendo tutto in discussione. Purtroppo mancano i fondi e gli insegnanti sono costretti ad aprire la partita iva oppure a lavorare con i buoni lavoro, ti rendi conto?

Fai sempre serate?

A beh, quello da sempre è il mio lavoro! Ho suonato con tanti musicisti, anche per 2 anni e mezzo con l’orchestra, poi ho fatto duetti con il Pachi e Anna Antonelli. Continuo a fare serate anche se i locali dove suonare sono sempre meno. Li capisco comunque i locali: SIAE, Enpals, contabilità, non ci sono agevolazioni. Vanno molto i DJ, costano meno… Se noti le radio non sono in mano alla musica ma ai DJ. Bisogna muoversi in più direzioni, la musica è come un occhio: si sposta continuamente.

Talenti nostrani?

Ivan Odorico (ex Slowmotion Apocalypse) ed Enrico Fabris. Suonano metal nordico, estremo. Sono davvero bravi, energici, amano la musica da perdere le notti per fare le prove. Suoneranno con il nuovo gruppo Fake Idols a San Giovanni di Casarsa il 21.06 alla Metal Night, per gli appassionati di metal. Ma il talento senza anima è solo virtuosismo, i giapponesi per esempio sono dei mostri ma non trasmettono emozioni che toccano in profondità. Un grande riff è quello che supera la prova del tempo.

Cosa ne pensi del web?

Non so, mi sembra un mare, un magma, arrivo sempre lungo a capire questi mezzi. Non ho neppure la tv e sono stato uno degli ultimi a comprarmi il cellulare, che poi ho questo preistorico… Mi piace stare in mezzo alla gente. Riconosco che internet è figo perché trovi tutto quello che vuoi.

Consigli?

Non siate timidi. Sappiatevi vendere come gli americani! Il palco è un mostro ma bisogna saperlo tenere, perché la gente vuole magia, atmosfera… poi si accorgerà che siete bravi.

Moda e Società, il ritorno dello stile militare “Camouflage”.

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La moda rispecchia i tempi in cui viviamo, ci fa indossare i nostri desideri, a volte le paure. Questa è la chiave di lettura che ho voluto dare, l’interpretazione per il ritorno dello stile militare.

In un periodo di grossa crisi e di situazioni piuttosto instabili in gran parte del mondo, ecco ritornare lo stile “Camouflage”. Lo stile sembra ricordarci che siamo in “guerra”, sono tempi duri, occorre lottare per emergere o più semplicemente per affrontare la vita di tutti i giorni.

Ovviamente l’obiettivo di stilisti e case di moda è quello di vendere, quindi non potrebbero associare i loro abiti ad emozioni negative. Ecco allora che iniziano a giocare intorno a questi timori, esorcizzandoli, facendoli diventare tendenza.
Questo è il messaggio che leggo dal ritorno di questo stile, quindi non penso sia un caso sia tornato proprio in questo periodo…

Quindi, se segui la moda, un capo o accessorio di questo tipo non può mancare nel tuo guardaroba.

Erika Cavallini Semi-Couture

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Erika Cavallini Semi Couture Primavera Estate 2013_CATALOGO_LOOKBOOKUna mail del 15 febbraio scorso mi annunciava che era stato spedito un pacco tramite TNT del nuovo catalogo e look book Erika Cavallini Semi-Couture per la primavera estate. Lì per lì ho pensato ” wow! chissà quando mi arriverà!”. Il pacco è arrivato il giorno dopo ma purtroppo la brutta stagione e il poco tempo hanno fatto sì che catalogo e look book abbiamo stazionato sul mio comodino per più di un mese. Poi finalmente, complice le vacanze di Pasqua e il numero 12 di Vanity Fair (“Un Bloody Mary, grazie”pag. 178 dedicato alla collezione Erika Cavallini Semi-Couture) ho iniziato a sfogliare con interesse il materiale. Strepitoso il catalogo, stampato su tessuto, immagini e suggestioni anni ’60, la Costa Azzurra, party in piscina, fasce alte raccolgono i capelli, trucco marcato, tessuti impalpabili. Mi piace molto una frase … “omaggio a una generazione che costruì le sue vite attorno al tempo libero e diede vita alla cosidetta “preppy culture”. 
La collezione propone le righe (che io adoro) rosse, blu e azzurre, paesaggi da cartolina vintage stampati su tessuti per abito con spolverino, pizzi portati con disinvoltura con golfini e camicia da uomo, spille di finte orchidee, volant e vita alta.
Uno stile non certo facile al giorno d’oggi: presuppone sicurezza, savoir faire et physique du rôle. Ma la moda, ricordiamolo sempre, è un gioco!
In zona Pordenone pezzi della collezione Erika Cavallini si trovano da Etre Concept Store e a Portogruaro chez Le Maschiette. E ovviamente su Yoox (stagione passata).

Erika Cavallini Semi Couture Primavera Estate 2013_CATALOGO_LOOKBOOK_2
Erika Cavallini Semi Couture Primavera Estate 2013_CATALOGO_LOOKBOOK_MOVIE
Sounds

Frank Sinatra  – That’s Life (1966)
Cole Porter – I’ve got you under my skin (1936)
Joy Ramone – What a wonderful world (2002)
Barbara Streisand – The way we were (1974)

Icons
Lily Pulitzer
Wallis Simpons
Jacqueline Kenney Onassis
Gloria Vanderbilt
Diana Vreeland
Places

Playa de la Condesa, Acapulco
Palm Springs
Hotel du Cap-Eden Roc, Cap d’Antibes
Est Hampton

Books
Xavier Girard – French Riviera (2002)
Lisa Birnbach – The official Preppy Hand Book (1980)
Robert Doisneau – Palm Spring (1960)
Susanna Salk – A privileged Life (2007)
Movies
The Great Gatsby (1974)
The Catch a thief (1955)
The Family Affair (1966/71)
High Society (1956)
Love Story (1970)
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Usain Bolt, Londra sabato 11 agosto 2012

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Tutti mi chiedono di Rio 2016. Credo che sarà difficile. C'è un tempo per tutto e questo era il mio tempo. Il prossimo sarà di Blake e di altri ragazzi giovani che verranno fuori. Stanotte farò cose pazze, mi divertirò. Usain Bolt, Londra sabato 11 agosto 2012
Usain Bolt, atleta simbolo di Londra 2012

Ho l’abitudine di prendere continuamente appunti, sulla carta, direttamente sul mac, a volte anche sullo smartphone. Se mi piace qualcosa l’annoto così quando voglio ritrovo una parola e mi vengono in mente tante associazioni, pensieri e immagini che mi sembra di rivivere l’istante passato. È successo proprio così anche stamattina: una frase fantastica, strepitosa di Usain Bolt, l’uomo dei record, annotata in agenda. Usain Bolt per me è l’estate al mare! Le Olimpiadi 2012 di Londra le ho seguite/vissute a Lignano. Serate afose, giornate di sole, momenti splendidi: al mattino la rassegna stampa in spiaggia, la sera in sella ad una bici mi fermavo dove capitava che tanto una TV era sintonizzata sulle Olimpiadi. Mi sono appassionata ai tuffi, alla pallanuoto, alla boxe e ovviamente alle gare di Usain Bolt e dei suoi amici di squadra. E non mi stanco mai di rivedere la gara dei 400 metri staffetta: sono tutti atleti magnifici, sono leggeri, sembrano sfiorare con i piedi la pista ed una gioia per gli occhi vederli correre con tanta maestria. Guardate bene Bolt la sua corsa è fluida, ampia, potente ed al contempo beffarda proprio come i suoi riti scaramantici. Si vede proprio che è nato per correre. Un piccolo omaggio al re della corsa.

Tutti mi chiedono di Rio 2016. Credo che sarà difficile. C’è un tempo per tutto e questo era il mio tempo. Il prossimo sarà di Blake e di altri ragazzi giovani che verranno fuori. Stanotte farò cose pazze, mi divertirò. 

Usain Bolt, Londra sabato 11 agosto 2012

Revolution, la serie tv

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Lavoravo in un posto chiamato Google.

Revolution, serie tv prodotta da J.J. Abrams, va in onda su Premium Steel ogni martedì alle 21.15
Revolution sbarca in Italia su Premium Steel, martedì alle 21.15

J.J. Abrams non sbaglia un colpo? Staremo a vedere, letteralmente, la nuova serie tv Revolution  (Premium Steel, martedì, ore 21,15) che racconta un mondo senza elettricità, dove l’essere umano dovrà trovare soluzioni alternative per sopravvivere. Come farà, senza iphone e tablet, a superare le insidie della natura (ritorna il tema di Lost) e come farà a vincere i nemici senza sportelli bancomat e aggeggi tecnologici super sofisticati (ritorna il tema di Alias)? Imprescindibile ritrovare spirito d’adattamento, far girare i neuroni e sforzarsi di instaurare rapporti umani veri, basati su fiducia, lealtà e generosità. Temi, questi ultimi, che sono una costante assillante, morbosa della produzione di J.J. Ambrams.
Revolution ha tutte le carte in regola per bissare il successo di Lost e di Alias.

Lost, successo planetario con punte di 16 milioni di telespettatori a puntata

Interessante la recensione di Aldo Grasso – critico tagliente e sempre difficile da accontentare – comparsa oggi sul Corriere. Per Grasso il plot narrativo di Revolution non è spiazzante, lo sarebbe stato dieci anni fa. La realtà che viviamo oggi è minata nel profondo ed è il risultato di un’infilata senza sosta di crisi d’identità, di azzardi finanziari, di disastri ambientali e giochi di potere. Siamo così scettici e confusi che ci appare verosimile un futuro senza certezza alcuna.

E invece siamo solo nel «post Lost», immersi però in un racconto più incerto. A parte certe ingenuità di scrittura, l’aria che si respira è tenebra metafisica, la stessa di quando si incontra qualcosa di fatale. (cit. Aldo Grasso)

Come l’assenza di elettricità per l’appunto. 

Qui il trailer di Revolution con sottotitoli in italiano

La giusta attenzione

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Un’idea. Un’idea vincente. Un’idea che funzioni. 

Eccola, la prendo, la scrivo, la scarabocchio, corro con il mio foglio in mano e la condivido entusiasta con il gruppo. Il risultato è una faccia con un bel punto interrogativo e tanti mah. Uff! Eppure l’idea è buona, lo sento.
Ed è lì, proprio in quel momento tremendo che dovremmo sforzarci di sorridere anche se ci hanno trafitto il cuore con un paletto di negatività. L’idea non basta, abbiamo peccato di vanità, di modestia, abbiamo commesso un errore di valutazione, capita. Presi dalla foga di raccontare l’IDEA irrompiamo con forza nella ‘quodianità’ delle persone pretendendo attenzione.  

Ma l’attenzione si conquista non si pretende.  Essere capaci non solo di attirarla  (l’attenzione) ma anche di tenerla viva e costante: trasmettere le emozioni, le sensazioni, i vantaggi positivi del nostro pensiero. Come? Scegliendo il momento giusto, con umiltà, pizzico d’ironia e soprattutto saper parlare alle persone, entrare in empatia.

Oggi più che mai è importante saper far squadra in tutti i campi (lavoro, famiglia, amici, conoscenti) motivando e argomentando le proprie intuizioni senza sconfinare nell’arroganza di chi crede che la propria idea non sia migliorabile.
A tal proposito riporto un pezzetto di What Women Want – Quello che le donne vogliono? 
La scena è la perfetta sintesi del lavoro di squadra: ognuno da il meglio di sé con l’obiettivo di raggiungere il meglio. Lei ha l’intuizione giusta e lui è bravo ad entrare nel suo mondo, a sostenerla, ad incitarla, a non metterle i bastoni fra le ruote, a non troncare sul nascere la creatività smorzandole l’entusiasmo. Ed è capace di trasmettere e comunicare un pensiero condiviso ad un pubblico.

Ps. In realtà, nel film lui rubava a lei le intuizioni spacciandole per proprie.
Come al solito, nella squadra come nella vita, è importante essere sinceri e onesti. 

What women want, scena dell'ideazione del finto spot Nike
What women want. Scena del finto spot nike

In Cold Blood

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Candice Bergen holding her white bunny mask at Truman Capote’s epic 1966 Black and White Ball. — Image by © Elliott Erwitt

Di scuse per non aggiornare il blog ne avrei un sacco. Le solite: il lavoro, l’assenza di tempo, l’aver di meglio da fare… La verità è che la vita reale è tanta roba. A star dietro a tutto e tutti mi son affaticata, e son anche contenta perchè stare nel flusso delle cose mi fa stare viva. Ora, di ritorno dalle vacanze natalizie, con la panza piena di benessere e il cervello strabordante di buoni propositi ho pensato di rimettermi in carreggiata con il blog. Inizio il 2013 parlando delle prossime elezioni politiche: di come eviterò e scanserò ogni politicante che mi si avvicinerà con il suo santino per poi tacere per tutto l’anno. Mi sono rotta, ma proprio rotta di accendere la tv ed ascoltare un sacco di banalità a tutte le ore, e di leggere frasi sconnesse in rete. Tutti hanno un’opinione vaga sul da farsi e ancor peggio una strategia nebulosa sul futuro. Come sistemare e riportare agli antichi splendori il BelPaese resta un mistero misterioso.
Ecco qui un piccolo ma efficace vademecum 
1) La prima cosa da fare è evitare di seguire i telegiornali, bastano ed avanzano i titoli di apertura. Al loro posto: guarderò un’episodio di Lost a caso, oppure, se sono a tavola parlerò con i commensali (tv rigorosamente spenta).
2) La seconda cosa da fare è saltare le prime 40 pagine dei quotidiani e andare direttamente alla cronaca locale e agli spettacoli.
3) Non seguirò gli #hastag politici e converserò di frivolezze in modo semi intelligente
4) I politicanti che vorranno il mio voto saranno intervistati a 360°, li provocherò con il dichiarato intento di metterli in difficoltà per testare il loro grado di capacità, sincerità e assenza di secondi fini nell’amministrazione della cosa pubblica. Domande dirette alle quali vorrò avere risposte chiare e pertinenti, e se mi riporteranno esempi di vita vissuta ‘venduti’ come panacea vorrò avere nome e cognome del ‘miracolato’ per verificare la fonte dell’informazione, in caso contrario la ‘storia’ sarà bollata come ‘leggenda metropolitana’. Sono certa che attorno a me ci sarà il deserto dei tartari.
5) Voterò, certo che voterò ma secondo coscienza, il male minore.

Buon anno!
Pretty Ketty

Saper dire di no nell’era digitale.

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No Saper dire di no
No | Gemma Evans - Unsplash

Riconoscimento della professionalità e del proprio tempo nell’era digitale

Nel web la perfezione non esiste e chi ti dice il contrario di solito è un commerciale che cerca di venderti il più possibile.

Il web non è la carta stampata, dove una volta che stampi il lavoro è finito.
Una pagina web non è solo quello che vedi, richiede lavorazioni “stratificate” in più ambiti: configurazione del server, codice HTML, programmazione, sviluppo grafico, SEO.

Tutto questo richiede tempo e professionalità per essere svolto al meglio. Le persone o meglio i clienti spesso non hanno questa percezione, perché non lo capiscono.
Ci sono almeno due modi di non capire, il primo riguarda quelli che nella tua testa sono dei luminari, come possono essere i dottori, gli specialisti a cui affidi la tua salute e difficilmente puoi contestarli perché ne hai bisogno, devono curarli. Quando vai a farti visitare paghi e stai zitto, anche se si prendono 100 Euro per 10 minuti di visita.

Poi, c’è il non capire legato alla mancanza di manualità e faccio rientrare in questa categoria, gli idraulici, elettricisti, meccanici, gli imbianchini, dove magari ti ritrovi a trattare sul prezzo, ma non chiederesti mai ad un imbianchino di cambiare il colore della tua camera in bianco, quando hai appena finito di fargliela fare gialla, se non dietro ulteriore pagamento.

In tutti e due i casi viene riconosciuto un compenso in base al tempo impiegato e all’attività svolta. Ogni ulteriore perdita di tempo viene pagata e riconosciuta.

Il mondo digitale è assai diverso, la diffusione dell’informatica, dei personal computer, smartphone e quant’altro ha sicuramente avvicinato le masse a questo mondo ma con un errore di fondo.
L’immediatezza con cui si consulta un sito, un’applicazione, si condivide un contenuto su facebook etc. non corrisponde alla facilità di realizzazione di questi applicativi.

Le applicazioni e i siti diventano sempre più complessi, richiedono sempre più persone esperte e tempo, tanto tempo. Più un’interfaccia è semplice e intuitiva e probabilmente più grande è stato il lavoro per raggiungere quel risultato.
Ma di tutto questo non c’è percezione. Senza contare quanti provano a fare le cose in maniera amatoriale, svendendole a basso prezzo… Tanto il cliente non ha percezione delle differenza tra fatto bene e fatto male.

Il cliente il più delle volte ti chiama per una consulenza ma alla fine decide che non vuole sentire qualcuno che gli dica come fare, perché l’azienda è sua e decide lui e basta, così il consulente diventa esecutività e inizia a perdere tempo e quindi denaro. Il cliente il più delle volte continua a far fare modifiche grafiche perché le può vedere e capire anche se non sà esattamente cosa vorrebbe.

La morale di questa storia? Alle volte è bene saper dire anche dei no, con le opportune motivazioni, salvaguardando la propria professionalità e il proprio tempo. Al lavorare in perdita, preferisco andare a farmi un giro in bici, quanto meno ne guadagno in salute.

Frasi famose sui gatti

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Frasi famose sul gatto

Il gatto è una creatura indipendente, che non si considera prigioniera dell’uomo e stabilisce con lui un rapporto alla pari.
Konrad Lorenz

La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita.
Albert schweitzer

Non è facile conquistare l’ amicizia di un gatto. Vi concederà la sua amicizia se mostrerete di meritarne l’ onore, ma non sarà mai il vostro schiavo.
Théophile Gautier

Non è possibile possedere un gatto. Nella migliore delle ipotesi si può essere con loro soci alla pari.
Sir Harry Swanson

I gatti sono tutti quanti liberi professionisti.
Sy Fisher

Un gatto non chiede, prende.
Garfield

 

 

 

Il giorno della verità. Barack Obama o Mitt Romney ?

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Mitt Romney con i suoi proclami sul mondo del lavoro mi ricorda Mr. B. che promise un milione di posti di lavoro. Barack Obama non risolverà velocemente il problema del lavoro americano ma ad oggi ha fatto delle cose che resteranno nella storia. Per tutta una serie di motivi (vedi sotto, fonte Repubblica) se fossi americana gli darei fiducia per altri 4 anni. Per affermare il cambiamento ci vuole pazienza, coraggio e tenacia.
1. Il primo presidente di colore: 50 anni fa nel Sud i neri non potevano neanche votare. Non è finito il razzismo, ma è stato sancito che chiunque può diventare presidente.
Per farvi capire di cosa stiamo parlando vi consiglio di vedere un film The Help.  Una storia drammatica, ambientata a Jackson, nel Mississippi dei primi anni Sessanta ed esplora i temi del razzismo e del perbenismo di facciata delle famiglie del Sud. Il film l’ho visto due volte e mi ha emozionato tantissimo e mi ha fatto riflettere su quanto c’è ancora da fare per affermare che siamo tutti uguali qui come negli Stati Uniti.

2. Il Lilly Ledbetter Fair Pay Act, primo progetto di legge firmato da Obama: stipendio uguale per lavoro uguale, per uomini e donne. 
3. L’Obamacare. La riforma sanitaria ha dato la possibilità a 34 milioni di cittadini americani di godere dell’assicurazione sanitaria.
4. L’abrogazione del Don’t Ask Don’t Tell, per la quale i soldati gay non dovevano dichiararsi per non essere congedati.
5. Il salvataggio dell’industria auto. Chrysler, General Motors e Ford in attivo, dopo molti anni grazie ad un italiano contestatissimo in patria, tal Marchionne.
6. L’uccisione di Osama Bin Laden, quasi a vendicare il massacro e il lutto dopo l’11 settembre 2001.
7. L‘uguaglianza matrimoniale. Ha dato il suo appoggio ai pari diritti per coppie dello stesso sesso.
8. La celebrazione della Pasqua ebraica. Anche se solo il 2% degli americani è di religione ebraica, la celebrazione del Seder alla Casa Bianca è stato un momento simbolico.
9. L’aiuto agli studenti universitari. Obama ha raddoppiato gli investimenti del governo in borse di studio e prestiti per i meno abbienti.
10. La politica cool. Con l’aiuto di molte celebrity Obama ha reso l’impegno politico di moda e creato una nuova generazione di votanti e attivisti.

Se volete avere maggiori informazioni sul programma elettorale di Barack Obama andate al sito ufficiale http://www.barackobama.com/

Se volete avere informazioni su Barack Obama andate qui

Domani 7 novembre 2012 si aprirà un nuovo ciclo della storia.