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Il discorso di Meryl Streep letto da Fabio Volo

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Il discorso di Meryl Streep letto da Fabio Volo nel lontano 2015 durante la sua trasmissione radiofonica Il volo del mattino è un capolavoro di onestà intellettuale. Lo riporto testualmente che poi ci si dimentica e non lo si trova più. Sarebbe un gran peccato!

Il discorso di Meryl Streep

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti, per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.

A presto!
Katia

MORE POETRY, PLEASE! – Perché c’è tanto bisogno della poesia

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more-poetry

 

 

MORE POETRY, PLEASE!

Recita così la bacheca di un mio caro compagno di viaggio di qualche anno fa, Giuseppe La Spada, PIU’ POESIA PER FAVORE! Un’esclamazione che più che un tono imperativo, nasconde una sorta di implorazione, una richiesta di chi ha bisogno di cibarsi di tutto questo per dare un senso al proprio essere, per trovare una dimensione al suo universo umano.

Così mi ricordo che è davvero tanto che non scrivo, consapevole di questo, arido di un flusso di vita che forse un tempo scorreva più impetuoso e che pian piano ha iniziato ad essere più debole.
Introspezione, domande, presa di coscienza, perché siamo e non esistiamo soltanto. La poesia è sensibilità, capacità di cogliere gli attimi e con essi le emozioni che portano. Io le emozioni le sento addosso, osservo, vivo l’attimo ma poi dentro qualcosa muore, almeno in apparenza.

Penso che la poesia non sia istinto ma è come il vetro, o vicina ad suono leggero, soffio di vento, silenzio e tempesta a seconda dei momenti.
Poesia al giorno d’oggi è roba da sfigati, bisfrattata, confusa forse con la musica dalle facili rime. No, la poesia è sentimento, la natura è poesia nella sua perfetta armonia. La poesia deve essere del popolo, dell’essere umano, deve manifestarsi perché fa parte dell’essenza dell’essere umano nato da un atto d’amore e pace,

Ma se è sentimento, oltre alle persone più care, posso provare a diffonderla di nuovo, a raccontare, raccontare me stesso con le mie parole senza paura di essere ferito? Perché siamo sempre più stereotipati, all’inseguimento di modelli che non sono quelli che ci sentiamo addosso?

Noi che siamo il frutto della nostra esperienza, della vita che trascorriamo, di quello che riusciamo a cogliere con i nostri occhi, l’emozione, si l’emozione più intima e personale che si materializza sotto forma di parole. SIAMO POESIA grezza e non lo sappiamo, non ne abbiamo consapevolezza.

Le parole sono valore, assolute, importanti, devono ritrovare la giusta dignità affinché anche l’uomo viva in armonia, prima di tutto con se stesso e con chi ha accanto. Le guerre non si combattono e non si vincono con la poesia, ma forse con la poesia e con quello che nasce con essa, avrebbero potuto fare del bene a questo mondo.

Sono interpretazione del tutto personali naturalmente, confuse, come il corso del fiume interrotto dalla diga che ad un tratto crolla e lascia che l’acqua impetuosa inondi tutto, senza controllo, senza senso, troppo in fretta, con troppa fretta, per ritrovare il nuovo equilibrio, un nuovo corso, l’armonia, l’acqua, la vita.

MORE POETRY, PLEASE!

PIU’ POESIA PER FAVORE!

Ne ho bisogno, ne abbiamo bisogno…

Società e cultura moderna – Dove stiamo andando?

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La Repubblica delle Banane
La Repubblica delle Banane

La verità? Ci stanno riempiendo il cuore di odio, di invidie e pregiudizi. Goccia dopo goccia ci riempiono di indifferenza ed egoismo. Chi direte voi, chi ci fa tutto questo?

La cultura “moderna” che ci spoglia di esempi positivi come le persone che si interessano al prossimo e che sanno abbracciarsi con sincerità ed ascoltare le parole di conforto di un proprio simile.

Stiamo diventando sempre più intolleranti non tanto nei confronti degli stranieri ma di chiunque ci stia accanto e provi a “minacciare” il nostro spazio. Così l’unica condivisione che riusciamo ad accettare è quella di un social network, alla ricerca di approvazione e visibilità.

Fermatevi. Fermatevi un istante, in silenzio, iniziate a osservare davvero, a sentire, cogliete questi grandi vuoti e le paure che si creano dietro alle tante parole che si spendono ogni giorno per gli argomenti più inutili… Ci stiamo perdendo di vista, stiamo perdendo di vista il nostro essere Umani.

La buona notizia è che credo che le cose possano davvero cambiare, ma dovete iniziare subito, da chi vi sta accanto, un gesto di altruismo, di affetto, comprensione.
Le persone devono essere contagiate di amore, il più semplice segreto per una vita felice, così banale che spesso ce ne dimentichiamo. Diffondete piccole azioni positive un po’ alla volta e invertite la rotta, viaggiamo verso un futuro migliore insieme.

A proposito di Resilienza

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Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima è il credo dei Sapeurs,  subcultura sartoriale cresciuta in Congo come espressione di disobbedienza civile al regime di Mobutu. La SAPE – società di persone eleganti – altrimenti nota come ‘ Sapeurs ‘, è un gruppo di eroi contemporanei di Brazzaville, Repubblica del Congo. La loro vita non è definita dalla professione o dalla ricchezza, ma dal rispetto, dalla dignità e da un codice ispiratore di estro e creatività.
Sono finiti sulle pagine dei principati giornali del mondo, e anche su quelle delle maggiori riviste di moda e in uno spot della birra Guinness. Strepitoso!

Quando ho letto il pezzo di Annamaria Testa sulla Resilienza ho provato empatia.
Ne avevo già scritto, dando una mia interpretazione, in un altro post del blog, leggete qui.
Ci sono persone che, dopo lo ‘stordimento iniziale’ si riprendono in fretta dalle delusioni e ingiustizie della vita. Il tempo è poco, non era destino, bisogna farsi coraggio e via! “Domani è un altro giorno”.
Certo, si perdono per strada dettagli importanti, persone che probabilmente meriterebbero maggior attenzione da parte nostra, e qualche parola in più chiarirebbe i “non detti”. Ma del resto ed il più delle volte,  non sono le situazioni a deluderci ma le persone.
Così ho capito fino in fondo che chi ha forza d’animo si può definire resiliente.

Per onestà intellettuale riporto alcuni stralci, quelli per me  più significativi, dell’articolo di Annamaria Testa.

“Quello che non ci uccide ci rende più forti”. L’ha scritto nel 1888 il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. L’idea del rafforzarsi superando difficoltà è potente.
Si parla di resilienza: la capacità psicologica di riprendersi reagendo ai traumi e agli errori.
Resilienza è ciò che i filosofi Epitteto e Marco Aurelio chiamavano “forza d’animo”. Il termine “resilienza” è mutuato dalla scienza dei materiali e indica la capacità di resistere e conservare la propria struttura o forma iniziale: materiali compressi, schiacciati e deformati riacquistano la propria forma originaria se liberati dal peso che li sovrasta e dalla deformazione. Applicata ai sentimenti e alla struttura della personalità la parola (…) indica la capacità di riemergere da esperienze difficili mantenendo un’attitudine sufficientemente positiva nei confronti dell’esistenza.
La buona notizia è che non si tratta di una dote eccezionale ma – dicono gli autori – è una caratteristica della personalità piuttosto diffusa: c’entrano senso di identità, fiducia in se stessi, forti convinzioni, capacità di avere relazioni, di creare nuovi legami con altre persone e di solidarizzare, di condividere, di restare aperti, di coltivare l’ottimismo e di immaginare.
Non a caso, la resilienza è una componente  (e anche un dono) della creatività. 

Tra l’altro, uno degli ingredienti più interessanti della resilienza è lo humour. La sua capacità di ridurre lo stress è stata provata da diversi studi svolti in differenti parti del mondo, sia in situazioni  oggettivamente complicate, sia in condizioni più quotidiane. Per esempio, si è rilevato che gli studenti più dotati sono anche più capaci dei meno dotati di attivare lo humour per gestire la tensione connessa con le prove scolastiche.
Ed ecco due ulteriori cose notevoli: lo humour svolge una funzione positiva a patto di non essere autodenigratorio o aggressivo. E può essere allenato e incoraggiato: gruppi di volontari addestrati a  – diciamo così – prenderla su ridere si sono dimostrati, anche a distanza di tempo, più ottimisti e meno depressi e ansiosi di gruppi non addestrati.
Più forti delle avversità parla anche di “scuole resilienti” e di “aziende resilienti”: nel primo caso, un insegnante bravo e preparato è in grado di compensare la situazione familiare carente o lo svantaggio sociale dei ragazzi a patto, dicono gli autori, di possedere le seguenti qualità: autenticità, considerazione per l’alunno, empatia. È l’effetto Pigmalione, che non si estende solo agli alunni svantaggiati ma all’intera classe, migliorandone sostanzialmente i risultati.
Le caratteristiche che rendono, invece, resilienti le aziende sono un forte senso di identità, la capacità di adattarsi al cambiamento storico-sociale, la vocazione a investire in settori diversi anche a rischio di qualche fallimento, gli alti gradi di libertà decisionale dei manager, l’essere permeabili al mondo esterno e ai pareri scomodi, la capacità di imparare, l’attitudine a reinventarsi.
A proposito di manager, però, occhio alle personalità narcisistiche e carismatiche: possono portare il gruppo a clamorosi insuccessi, proprio in quanto sono meno disposte a mettersi in discussione, a cogliere segni importanti nell’ambiente, a modificare in corso d’opera una linea d’intervento; il gruppo, d’altronde, è ormai abituato a seguire un leader infallibile. La storia, come indicano alcuni recenti e clamorosi fallimenti di grossi gruppi e aziende, è piena di questi esempi.
Infine “Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima” è il credo dei  Sapeurs, una subcultura sartoriale cresciuta in Congo come espressione di disobbedienza civile al regime di  Mobutu. Sono finiti sulle pagine dei principati giornali del mondo, e anche su quelle delle maggiori riviste di moda e in uno spot della birra Guinness. Guardate che meraviglia. Qui (da vedere) cinque minuti di documentario sui Sapeurs di Brazzaville.

– See more at: http://nuovoeutile.it/resilienza/#sthash.toIk9cQT.dpuf

Tra l’altro, uno degli ingredienti più interessanti della resilienza è lo humour. La sua capacità di ridurre lo stress è stata provata da diversi studi svolti in differenti parti del mondo, sia in situazioni  oggettivamente complicate, sia in condizioni più quotidiane. Ed ecco due ulteriori cose notevoli: lo humour svolge una funzione positiva a patto di non essere autodenigratorio o aggressivo. E può essere allenato e incoraggiato: gruppi di volontari addestrati a  – diciamo così – prenderla su ridere si sono dimostrati, anche a distanza di tempo, più ottimisti e meno depressi e ansiosi di gruppi non addestrati.
Più forti delle avversità parla anche di “scuole resilienti” e di “aziende resilienti”: nel primo caso, un insegnante bravo e preparato è in grado di compensare la situazione familiare carente o lo svantaggio sociale dei ragazzi a patto, dicono gli autori, di possedere le seguenti qualità: autenticità, considerazione per l’alunno, empatia. È l’effetto Pigmalione, che non si estende solo agli alunni svantaggiati ma all’intera classe, migliorandone sostanzialmente i risultati.
Le caratteristiche che rendono, invece, resilienti le aziende sono un forte senso di identità, la capacità di adattarsi al cambiamento storico-sociale, la vocazione a investire in settori diversi anche a rischio di qualche fallimento, gli alti gradi di libertà decisionale dei manager, l’essere permeabili al mondo esterno e ai pareri scomodi, la capacità di imparare, l’attitudine a reinventarsi.
 A proposito di manager, però, occhio alle personalità narcisistiche e carismatiche: possono portare il gruppo a clamorosi insuccessi, proprio in quanto sono meno disposte a mettersi in discussione, a cogliere segni importanti nell’ambiente, a modificare in corso d’opera una linea d’intervento; il gruppo, d’altronde, è ormai abituato a seguire un leader infallibile. La storia, come indicano alcuni recenti e clamorosi fallimenti di grossi gruppi e aziende, è piena di questi esempi.

Parla di resilienza: la capacità psicologica di riprendersi reagendo ai traumi e agli errori.
Resilienza è ciò che i filosofi Epitteto e Marco Aurelio chiamavano “forza d’animo”. Il termine “resilienza” (ricopio per voi da pag. 15) è mutuato dalla scienza dei materiali e indica la capacità di resistere e conservare la propria struttura o forma iniziale: materiali compressi, schiacciati e deformati riacquistano la propria forma originaria se liberati dal peso che li sovrasta e dalla deformazione. Applicata ai sentimenti e alla struttura della personalità la parola (…) indica la capacità di riemergere da esperienze difficili mantenendo un’attitudine sufficientemente positiva nei confronti dell’esistenza.
La buona notizia è che non si tratta di una dote eccezionale ma – dicono gli autori – è una caratteristica della personalità piuttosto diffusa: c’entrano senso di identità, fiducia in se stessi, forti convinzioni, capacità di avere relazioni, di creare nuovi legami con altre persone e di solidarizzare, di condividere, di restare aperti, di coltivare l’ottimismo e di immaginare.
Non a caso, la resilienza è una componente  (e anche un dono) della creatività – See more at: http://nuovoeutile.it/resilienza/#sthash.toIk9cQT.dpuf
“Quello che non ci uccide ci rende più forti”. L’ha scritto nel 1888 il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Come segnala maliziosamente questo curioso video l’aforisma ha ispirato generazioni di musicisti pigri, appartenenti ai più diversi generi musicali, dal benevolo pop all’ispido metal. Se non siete musicisti e non state componendo una nuova canzone, però, l’idea del rafforzarsi superando difficoltà potrebbe tuttavia sembrarvi, e a ragione, potente. – See more at: http://nuovoeutile.it/resilienza/#sthash.toIk9cQT.dpuf
“Quello che non ci uccide ci rende più forti”. L’ha scritto nel 1888 il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Come segnala maliziosamente questo curioso video l’aforisma ha ispirato generazioni di musicisti pigri, appartenenti ai più diversi generi musicali, dal benevolo pop all’ispido metal. Se non siete musicisti e non state componendo una nuova canzone, però, l’idea del rafforzarsi superando difficoltà potrebbe tuttavia sembrarvi, e a ragione, potente. – See more at: http://nuovoeutile.it/resilienza/#sthash.toIk9cQT.dpuf

Lignano Sabbiadoro, la mia spiaggia

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Lignano Sabbiadoro
Mariano Nocetti | Unsplash

Lignano Sabbiadoro, così come Lignano Pineta, è una costante estiva per i friulani. Vicina, quindi comoda per il week end, sia da Pordenone che da Udine, al massimo un’ora di macchina. Se lo stradone è full basta fare la strada alternativa ‘la bassa’, ma spesso la si percorre lo stesso per stare in mezzo al verde della campagna oppure la si fa al rientro dal mare, con sosta in uno degli agriturismi tipici della zona.
La scorsa domenica,  primo week end ufficiale dell’estate, ho ‘studiato’ la spiaggia per scovare i trend 2014.
Gelato: Revival del Winner Taco Algida… buonissimo
Animali: Conferma del Bouledogue francese, va beh direte voi …ormai è ovunque!
Telo Mare: di cotone pesante con frange sul lato corto, possibilmente con motivo a righe che fa tanto ragazza/o perbene. Lo trovate anche al Decatlon a €30,00, sta andando a ruba.
TV nei chioschi: SKY Sport! Mondiali FiFa Brasile 2014 oppure Moto Mondiale
Tormentone estivo: Logico di Cesare Cremonini, splendida.

Lista da aggiornare nei prossimi week end, l’estate è appena iniziata.

Ritorno poetico

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Chi ero ieri,
una presenza nel presente,
ch’errante vagava,
ed oggi non so chi
sono, ma
chi vorrei esser domani,
una presenza nel presente
come ieri per domani.

(tratto da Vnivs Magazine Duccio Doretti | Marco Castelli)

Ci voleva una poesia per ricordarmi che scrivo anche per me stessa su un blog che non aggiorno da un anno. 
L’ultimo aggiornamento di questo blog risale a luglio 2013. Che vergogna.

I pensieri sono più veloci di quanto pensassi e quando provo a fermali sul tablet e riproporli sul web mi sembrano già vecchi.

Mi ripeto ogni giorno: riprenderò a scrivere di quello che mi circonda, ci vuole costanza.
Solo costanza e buona volontà.
Sarò fulminea.
Breve.
Balle.

Unica scusa:
Sono presa dalla vita.  Spero tanto anche voi.

Consigli di buon senso non richiesti:
1. Passate meno tempo possibile sui dispositivi che rubano anche l’estate che poi vi ritroverete in men che si dica con la sciarpa al collo e i pacchetti di Natale.
2. State in mezzo alla gente, possibilmente che non conoscete.
Imprescindibile che sia interessante oppure che vi faccia ridere.

Le Chat Fagòt – Il gatto più fagotto del web

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Le Chat Fagòt – Un nuovo gatto approda nel web

chat-fagot-abbandono

Navigando in giro per il web mi sono imbattuto in questo strano gatto dal nome altrettanto originale: Le Chat Fagòt.
Un gatto con una magliettina e foulard un po’ alla francese e con delle espressioni molto divertenti! Sembra un incrocio tra Hello Spank e Gigi la Trottola.
Di gatti ne è pieno il web è vero, ma si sa, il gattino funziona sempre, per cui se vi va di darci un’occhiata vi lascio i riferimenti per saperne di più su Le Chat Fagòt, il gatto più fagotto del web…

Sito web Le Chat Fagòt
http://www.lechatfagot.it/

Pagina Facebook Le Chat Fagòt
https://www.facebook.com/maisonduchat

Leo Buscaglia – Il cambiamento

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“Il cambiamento è il risultato finale del vero apprendimento. Il cambiamento comprende tre cose. Primo, una insoddisfazione per un proprio vuoto o bisogno; secondo, una decisione di cambiare o di riempire il proprio vuoto o bisogno; e terzo, una dedizione cosciente al processo di crescita e cambiamento, un atto di volontà nel cambiare; fare qualcosa.”

Leo Buscaglia

La collera

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Tratto da Nati per Amare di Leo Buscaglia

Non è detto che la collera sia distruttiva, a patto che venga esternata in modo sincero e creativo. Molti tendono a sublimarla o soffocarla, oppure la dirottano fuori dal suo autentico bersaglio.

Gli individui maturi non esitano a fare uso della collera, perché sanno che è giusto palesarla apertamente. Una volta manifestata, spesso finisce per esaurirsi in tempi brevi e per sempre. Se al contrario viene soffocata, essa genera e trova espressione in sbocchi rovinosi.

Google Italy Blog: Scoprite le nuove Google Maps: una mappa per ogni …

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Google Italy Blog: Scoprite le nuove Google Maps: una mappa per ogni …: E se vi dicessimo che durante la vostra vita, Google potrebbe creare milioni di mappe personalizzate… e tutte proprio per voi? In passato…