Quali sono oggi gli elementi che determinano un business di successo?
Oramai è chiaro a tutti che fatturato e profitto non sono più, e per fortuna, l’unico metro di giudizio di un’azienda che funziona. Ci sono altri parametri da considerare. Capisaldi che determinano le sorti di un business di successo ben prima del profitto, anzi: possiamo dire che quest’ultimo è una conseguenza di altre azioni imprenditoriali, motivate da ragioni più profonde.
Le 7 ‘P’ per un business di successo
L’alfabeto dell’azienda che funziona, insomma, ha 7 lettere. E sono tutte “P”. Per ogni lettera ho affiancato qualche consiglio di lettura ed approfondimento.
P come Perché
La ragione profonda per cui esiste un’impresa, il suo “perché”, è tutta lì, nei valori di chi la pensa, la apre e la gestisce. Un’azienda nella quale ogni elemento si rifà alle ragioni profonde di chi l’ha fondata, è un’azienda che non teme nè il mercato, nè la concorrenza.
P come Persone
Il vero capitale economico di un’azienda è nel valore delle persone che la compongono. Ma un’azienda davvero prospera deve saper guardare ancora oltre e assicurare un impatto positivo su tutte le persone, non solo quelle che ci lavorano. Il profitto economico e quello sociale devono coesistere ed essere interdipendenti.
La tutela del pianeta che ci ospita non più (fortunatamente) un vezzo da radical chic, ma un’esigenza reale percepita da tutti, per primi i consumatori. Non solo: secondo una ricerca di Nomisma del 2020, le aziende che investono in green moltiplicano il loro valore, fino al 10% per addetto. Non basta non inquinare, però: smettere di sottrarre risorse al pianeta è un primo passo, ma un’azienda che prospera deve saper anche restituire qualcosa al mondo, diventare cioè rigenerativa.
P come Prodotto
Innovare, migliorare, perfezionare, cambiare, evolvere: i prodotti e servizi di un business di successo non sono mai fermi e mai fini a se stessi, ma sempre in continuo miglioramento.
P come Processi
Le aziende che funzionano hanno processi che funzionano. E più i processi sono chiari all’interno di un’azienda, più i risultati crescono. Come per i prodotti e i servizi, anche i processi devono essere rinnovati continuamente, per seguire i cambiamenti del tempo e del business stesso.
P come Promozione
Come si promuove un business di successo? In un certo senso… si promuove da solo. Se l’azienda ha in sè una solida base di valori che rispecchiano quelli di chi la fonda, se se riesce a coniugare profitto materiale e sociale, se è contributiva e non sottrattiva nei confronti del pianeta e se i suoi prodotti e servizi sono frutto di un’evoluzione continua, le leve di marketing etico a cui attingere per promuoverla non mancheranno mai.
P come Profitto
Lo abbiamo lasciato per ultimo non a caso: il profitto è essenziale per un’azienda di successo, perché genera prosperità ed è in grado di investire in se stessa e nell’ambiente in cui opera. Ma non c’è profitto senza le altre 6 “P”: la crescita economica di un’azienda fondata sui valori è la diretta conseguenza dell’applicazione metodica e quotidiana proprio di quei valori. Si chiama altresì capitalismo umanistico.
La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo di Umberto Galimberti raccoglie la voce di una generazione che ha un gran bisogno di essere ascoltata, per poter dire quelle cose che vengono taciute ai genitori e agli insegnanti per il timore di conoscere già le risposte, che sembrano lontane dalle inquietudini, dalle ansie e dai problemi dei giovani di oggi.
A distanza di dieci anni dal suo libro dedicato ai giovani, “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, Umberto Galimberti si rivolge di nuovo a loro, ascoltandone le idee e le aspirazioni, esplorandone le sofferenze e i desideri.
La parola ai giovani
Noi, che a differenza di voi sappiamo cos’è per davvero il nichilismo, non vogliamo che ci parliate in nome di niente come spesso capita di sentire quando aprite bocca, e neppure in nome di quei valori riconducibili unicamente al denaro o all’immagine che uno costruisce di sé, perché se è vero che non ci sono più valori, come sembra dai vostri discorsi disfattisti, starà a noi trovarli. E quando li troviamo e poi li difendiamo, non diteci che sono utopie o ingenuità.
Manca lo scopo.
La fretta che ogni ventenne ha di realizzare i propri sogni rischia di degenerare in una forma di cinismo del tutto sconosciuta alla generazione dei suoi genitori. Ragazze e ragazzi si affidano all’indifferenza e al controllo dei sentimenti e delle emozioni, per evitare che le passioni diventino un ostacolo all’autoaffermazione. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che dialoga con loro, non per risolverne i problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili. A distanza di anni, Galimberti nota che solo una piccola percentuale di giovani è passata dal nichilismo passivo della rassegnazione a quello attivo di chi non rimuove quell’atmosfera pesante di una vita senza uno scopo e senza un perché, ma non si rassegna e lotta per mantenere vivi i propri sogni.
Tutti gli altri soffrono ancora, secondo lo scrittore, di quel disagio giovanile che è da imputare a una crisi “culturale”, perché il futuro che si prospetta ai giovani non è una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del loro impegno nella vita. Ben lontano, dunque, da una comune crisi adolescenziale. Galimberti, allora, con quest’opera offre a ogni genitore e insegnante uno strumento per interrogarsi sui giovani di oggi, per comprendere la profondità delle loro domande e per impedire che tutte le speranze si trasformino in delusioni.
Nell’era di Facebook e di Instagram, in cui la realtà che conta è quella virtuale, il tempo è accelerato e la competizione per ritagliarsi un ruolo nella società è molto forte, spesso capire è complicato, ed essere d’aiuto nelle difficoltà lo è ancora di più. Con “La parola ai giovani”, lo scrittore cerca un dialogo con questa generazione senza sogni e speranze, che vive in una società che gli ha negato le condizioni per costruirsi un futuro. Con questo libro, Galimberti invita a smettere di sperare che il futuro possa offrire motivazioni o certezze senza uno sforzo, perché è solo mettendosi all’opera che la situazione potrà cambiare.
Conclusioni
Le argomentazioni di Galimberti sono importanti e profonde. Anche se fossero ripetute centomila volte sarebbe sempre poco. Inoltre non è vero che non propone prospettive perché ha sempre detto di essere “greco” e cioè porsi con forza e dignità di fronte al dolore e alla morte….senza inutili auspici o speranze. Il modello di Galimberti è Socrate con la sua saggezza e dignità. Professor Galimberti, ripeta pure all’infinito i suoi argomenti….non tema le opinioni degli invidiosi..
Stella Jean è una stilista romana di gran talento e con le idee molto chiare. Mi è sempre piaciuto il suo mix di camice sartoriali, stoffe africane wax e gonne ampie. Mi piace così tanto che ho creato una bacheca Stella Jean su Pinterest raccogliendo gli outfit fin dagli esordi. Il suo stile è riconoscibile tra mille, lascia il segno e, anno dopo anno, con rara coerenza è portatore anche di un messaggio etico e sociale.
Ho appena finito di leggere il bel libro Fashion Confidential di Mariella Milani e sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovare una lunga intervista a Stella Jean. Attraverso le sue parole ho conosciuto una stilista determinata, appassionata, schietta e lucida. Consapevole di cosa sia il sistema moda e, nonostante tutte le sue contraddizioni, appassionata del suo lavoro.
Stella Jean – collezione Spes contra Spem
“Non ho alcuna preparazione e non so disegnare, ma credo di avere l’intuito che serve a captare l’aria del tempo. Lavoro con due signore che hanno un laboratorio a Terni e ho modellato i primi abiti sperimentali direttamente sul mio corpo o appuntando gli spilli sul manichino. L’obiettivo era esaltare l’artigianalità delle eccellenze italiane e anche durante il lockdown ho creato una piccola collezione, Spes contra Spem, utilizzando materiali a chilometro zero che avevamo negli archivi e nelle botteghe e ho collaborato con un gruppo di donne laziali, abruzzesi e umbre. “
Stella Jean – Collezione Primavera Estate 2021
L’estetica di Stella Jean e il razzismo
Stella Jean è romana, padre italiano e madre haitiana, studi classici e un passato da indossatrice. “Per la prima volta, attraverso la moda, raccontavo quello che mi aveva fatto più male nella vita: essere stata discriminata per il colore della pelle. Negli anni Ottanta e Novanta la famiglia zebra, padre bianco e madre nera, veniva guardata con disapprovazione… purtroppo nella mia scuola ero l’unica e questo mi ha causato non pochi problemi. A salvarmi è stato il fatto che mia madre frequentasse il mondo diplomatico, cosmopolita per definizione.”
“Quello che creo racconta le radici nere di Haiti, la prima repubblica africana indipendente, un popolo di schiavi che si è liberato cacciando l’impero di Napoleone, un Paese estremamente fiero della propria negritudine. È stato questo che mi ha convinta a mischiare la tradizione italiana più sartoriale ai wax utilizzati con forme tipicamente occidentali e abbinati alle camicie di mio padre. Italia e Haiti insieme. Il risultato di questa strana combinazione è stato un distillato estetico vincente.”
“Quando si è registrato un aumento degli episodi di matrice razziale, ho deciso di prendere posizione contro la situazione di marginalizzazione estrema che vive la minoranza a cui appartengo e sono diventata un’attivista del movimento Black Lives Matter. Un’intera generazione di nuovi italiani – invisibile anche per la moda – chiede di essere vista, ascoltata e rispettata.”
Stella Jean – Collezione Primavera Estate 2021
Gli esordi
“Dopo varie porte sbattute in faccia, nel 2013 ho avuto la fortuna di essere tra i vincitori del concorso Who is on Next per giovani talenti, ideato da Franca Sozzani, grazie a gonne dipinte a mano, ricamate o lavorate ai ferri.”
“La seconda fortuna è stata trovare uno showroom che ha avuto il coraggio di presentare la mia collezione. Piacque talmente tanto che arrivarono i primi ordini importanti.”
“Un successo che mi ripagò di qualcuno che, solo poco tempo prima, mi aveva detto: Ma chi pensi possa comprare le tue stoffacce africane multicolori?! In Italia nessuno metterà mai questa roba”. Un anno dopo, la stessa persona mi disse che ero stata uno dei suoi più grandi errori.”
“Per realizzare la prima produzione andai a cercare stoffe e wax in Francia e in Inghilterra, e trovai un’azienda di Cesena che accettò di produrmi. Comincia a vendere gonne, tubini e camicie sartoriali, perché la chiave di questi look stava proprio nella commistione di due stili apparentemente lontani.”
“Sono stata la prima donna a presentare una collezione nel teatro di Giorgio Armani. Era il 2014 e fu Sara Maino a darmi la notizia. Credevo fosse uno scherzo e invece ebbi la soddisfazione di ricevere i complimenti del signor Armani, che mi disse di proseguire sulla strada che avevo scelto.”
Stella Jean oggi
“Attualmente vendo in duecentocinquanta negozi e collaboro con le Nazioni Unite, che mi hanno mandata a cercare stoffe in Burkina Faso. La mia Africa non è come il romanzo di Karen Blixen o il film con Robert Redford e Meryl Streep che ci hanno tanto affascinato, è un continente completamente diverso e l’approccio a quella cultura deve essere rispettoso dei suoi valori e delle sue tradizioni. Bisogna parlare e condividere con gli artigiani che cosa si ha intenzione di fare con le loro stoffe realizzate in capanne di terra e lamiera. Il che non le rende meno preziose ma anzi più sofisticate e ricche di storia, perché nascono da competenze centenarie… come il nostro pizzo.”
“La mia moda racconta di volta in volta un posto diverso e, quando sfilo, per dare un senso al mio lavoro comincio sempre con la proiezione di un video introduttivo.”
“Qualche anno fa sono andata in Bolivia, dove ho scoperto le donne wrestler. Queste signore non potevano nemmeno entrare nella capitale ed erano completamente emarginate, anche per il loro modo di vestire. Guardando gli uomini che lottavano, hanno iniziato a copiarli così bene da diventare più forti e famose di loro. Oggi sono campionesse apprezzate e rispettate in tutto il Paese. Sono Las cholitas luchadoras e combattono con le loro sottogonne, le sottovesti e le lunghe trecce. Rappresentano un esempio di come difendere le proprie tradizioni e la propria cultura, per questo ho deciso di raccontare le loro storie e insieme abbiamo realizzato ricami tipici boliviani ispirati ai movimenti sul ring.”
Stella Jean – Autunno inverno 2020
“Come sopravvivo? Non ho finanziatori, non è facile ed è una lotta continua, ma ho imparato a resistere. Quando faccio delle missioni, sono ospite del governo del Paese dove vado e spesso si tratta di luoghi molto difficili. La parte etica delle collezioni non mi fa guadagnare, non produce utili, però sono convinta che perseverando qualcosa succederà. Fatturo 4 milioni l’anno ed è questo che mi consente di reinvestire nei miei progetti.”
“Assolutamente no, anzi ho imparato a trasformare quello che poteva essere un ‘tallone d’Achille’ in un punto a mio vantaggio. Ho capito che avere questa dote il giorno degli esami di maturità. Avrei dovuto essere bocciata e invece mi hanno promossa grazie alla mia proprietà di linguaggio. “Signorina”, mi dissero, “per come è andato il suo esame dovremmo bocciarla, ma avercene di italiani che parlano come lei.” Non risposti che, essendo italiana, era logico che parlassi la mia lingua. E grazie all’ignoranza dei membri della commissione, me la cavai lasciandoli nell’equivoco. “
Stella Jean – Autunno inverno 2020
“A mio figlio voglio insegnare, come mio padre, ha fatto con me, che se scendiamo in piazza da soli falliamo, ma uniti possiamo farcela.”
“Non sono femminista, non è questa la mia storia, però rivendico la diversità rispetto a uno stilista uomo perché faccio cose diverse. Ritengo che le donne, a differenza dei colleghi, non puntino solo sul fattore estetico ma raccontino le loro battaglie e il loro vissuto. Sentiamo di dover comunicare qualcosa e siamo assolutamente in grado di guadagnarci da sole il diritto di contare. Quando parliamo di politica e diciamo che è un ambiente all’80% maschile, non aggiungiamo che questi uomini sono stati, paradossalmente, votati dal 70% delle donne. Una contraddizione che mi impedisce di essere totalmente d’accordo con questa ondata di neofemminismo che sta emergendo. “
La sostenibilità della moda
“Quando all’etica, sono convinta che sia soprattutto una bandiera! Mi sono scontrata spesso con realtà indifferenti nei fatti ma molto attente a comunicare il loro impegno in difesa dell’ambiente. Tutte le aziende del sistema moda italiano dovranno fare i conti con l’etica e nessuno vuole fare una brutta figura. La realtà è che ci troviamo di fronte a un fenomeno che definirei alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde.
“Ci siamo risvegliati ieri in un mondo che non si è mai preoccupato di sostenibilità: come si può pensare, se c’è una storia centenaria in un’altra direzione, che in poco tempo tutto cambi?”
“Quando lavoro in Paesi in via di sviluppo è ancora più complicato. Collaboro con persone che non mangiano: come faccio a dirgli che devono tingere una stoffa con il succo di mirtillo biologico? La verità è che i negozi che vendono di più sono sempre Zara e H&M. Eppure, sono stata invitata a un convegno dove l’amministratore delegato di Zara veniva premiato per l’impegno etico del gruppo. Sai qual era? Sfruttare un Paese sottosviluppato costruendo, però, una scuola o qualche casa su cui poter esibire la targa FATTO DA ZARA. Un modo per lavarsi la coscienza continuando a pagare i lavoratori 40 centesimi al giorno.”
Le contraddizioni della moda
“D’altra parte, se una maglietta costa 4 euro… non c’è bisogno di uno scienziato o di un economista che ti dica che non può avere un prezzo così basso! Siamo tutti paladini della moda etica ma corriamo a comprare questi capi. Perché non si produce in Italia? Perché in quei Paesi costa meno ed è difficile aggirare le nostri leggi che, almeno sulla carta, tutelano i lavoratori. La moda sostenibile non può prescindere dal rispetto delle persone. Mi fa sorridere il fatto che le grandi catene low cost lancino campagne in cui la parola chiave è ‘coscienza’ e mi chiedo se il grande pubblico si renda conto che, al di là delle dichiarazioni, agiscono in modo opposto!”
“Non c’è brand che non aneli a salire sul palco dell’etica con il motto ‘cambiamo il mondo’, ed è proprio questa ipocrisia collettiva che mi spinge a restare fedele al mio percorso e alle mie missioni di multiculturalità applicata alla moda. Oramai sono tanti i modelli di colore che sfilano in passerella o compaiono nelle pubblicità, ma la realtà è bene diversa e siamo ancora ai margini nel fashion system.”
“È la mia storia ed è questo che mi fa sentire bene. Sto lavorando anche con donne indiane vittime di aggressioni con l’acido, è una delle tante battaglie che mi appassionano”.
Stella Jean – sfilata autunno inverno 2020
La moda: insostenibile ed esclusiva
“Nonostante l’enfasi di messaggi che inneggiano alla sostenibilità e all’inclusione, sono convinta che la moda continui a essere insostenibile ed esclusiva. Se c’è una cosa che il coronavirus può insegnarci, invece, è proprio a capire che è arrivato il momento di metterci le mascherine per proteggerci ma di calare le maschere e imparare a collaborare.”
Simone Rocha x H&M - campagna della collezione in vendita l'11 marzo
Simone Rocha x H&M è una collaborazione esclusiva, molto attesa. Finalmente l’11 marzo si potrà acquistare in H&M selezionati e online. Per la prima volta l’universo e l’estetica di Simone Rocha si apre e si estende a tutti. La collezione Simone Rocha x H&M ripercorre i pezzi più iconici del brand. Storia e patrimonio. Dettagli e lavorazioni. Famiglia e comunità. Le molte sfaccettature della femminilità.
Tutto sulla collaborazione Simone Rocha X H&M
«A essere onesta è stato davvero emozionante ripassare attraverso tutti i capi e gli accessori – un’occasione meravigliosa per riflettere sulle stagioni di cui sono particolarmente orgogliosa e per rivisitare collezioni che sembravano pietre miliari e piccole gemme di idee che forse non abbiamo spinto così lontano come avremmo voluto al primo round. L’archivio è importante per il mio modo di lavorare come designer. Non siamo un brand che abbandona le idee ogni stagione – spesso guardiamo indietro alle proposte del passato o continuiamo ad evolvere una silhouette, o una forma», ha detto la stilista.
Lo stile di Simone Rocha
Per la stilista Simone Rocha, nata a Dublino nel 1986, il suo lavoro e le sue collezioni sono un omaggio a ciò che le è caro. Ha iniziato la sua carriera come parte del talent hub Fashion East, dove la sua interpretazione della bellezza moderna è stata elogiata mentre rivendicava elementi “femminili” – fiori, abbellimenti, colletti, perle – in modo sfumato. Da quando ha debuttato alla London Fashion Week nel 2010, è diventata rinomata a livello internazionale per le sue collezioni intricate e meticolosamente ricercate, sempre con un cenno alla propria eredità: Irlanda e Hong Kong.
La collezione Simone Rocha X H&M
Nel creare la collezione per H&M, Rocha ha trascorso del tempo riflettendo e rivisitando l’archivio del suo marchio, mettendo insieme le sue collezioni passate e rielaborando con cura pezzi amati in nuovi design inaspettati che sembrano giusti per ora. La collezione Simone Rocha x H&M include il suo caratteristico abbigliamento da donna accanto a quello maschile e quello per bambini, segnando la prima volta che ha offerto un guardaroba per tutta la famiglia. Tutti i capi sono progettati per dialogare tra loro. Allora, cosa aspettarsi dalla tanto attesa collaborazione di quest’anno? Delicati abiti in tulle, sartoria scozzese, camicie di perline, trecce, capispalla come trench e accessori esclusivi come gioielli scintillanti e scarpe impreziosite da perle. L’intera gamma è disponibile nella tavolozza di colori identificabile e poetica di Simone Rocha che mescola crema, rosa, rosso e nero. La maggior parte della collezione da donna Simone Rocha x HM arriva fino alla taglia EUR L = 44/46 e UK L = 16/18 e US XL = 48/50.
Alcuni dei capi che mi sono piaciuti di più – Collezione Donna – Simone Rocha x H&M
L’approccio di Simone Rocha
“Il mio approccio in ogni fase del processo di progettazione è stato quello di ricordare che per alcuni questa sarebbe stata un’introduzione a Simone Rocha, un’occasione per godersi il marchio per la prima volta, mentre per altri sarà un’occasione per rievocare la storia di un marchio che hanno seguito per un po ‘. Forse potranno acquistare una versione di un pezzo che si sono persi la prima volta o un pezzo che hanno sempre desiderato ma non hanno ottenuto. Attraverso H&M, potranno accedere a un pezzo nuovo, senza tempo e speciale da mescolare con gli articoli esistenti delle passate collezioni di passerelle. Spero davvero che ci sia qualcosa per tutti – ogni donna, ogni ragazzo, l’intera famiglia “, dice Rocha.
Immagini splendide ed evocative per la collezione Simone Rocha x H&M
L’importanza della famiglia
La famiglia è della massima importanza per Rocha, così come la sua comunità di amici e collaboratori. Pertanto, la storia di Simone Rocha x H&M prende vita dalle persone che la circondano e la ispirano. Per citarne alcuni: lo stilista, collaboratore e amico intimo Robbie Spencer, la modella e amica Tess McMillan, le sorelle Adwoa e Kesewa Aboah, attivista e artista – e l’acclamata attrice Daisy Edgar-Jones. “Ogni volta che sono sul set con Simone, o dietro le quinte di uno spettacolo, sento solo questo certo calore – non c’è mai alcuno stress, e puoi dire che riempie il suo spazio di lavoro con persone che la ispirano davvero nella vita di tutti i giorni, e questo è ciò che porta al senso di comunità e ognuno si sente bene, accettato. Mi sento sempre così a mio agio, perché sono circondato da persone che sono davvero divertenti. Ho lavorato con lei per quattro stagioni, e ogni volta sono così entusiasta di vedere tutti – la designer, lo stilista, tutte le persone che mi aiutano a vestirmi. È davvero una comunità straordinaria.” dice McMillan.
La città dei vivi di Nicola Lagioia ripercorre uno dei crimini più atroci degli ultimi anni. Nel marzo 2016, a Roma, il ventitreenne Luca Varani viene torturato e ucciso, senza alcun motivo, da Manuel Foffo e Marco Prato, due trentenni della borghesia romana, strafatti di cocaina e alcol.
La città dei vivi di Nicola Lagioia – Einaudi – 2020 – 487 pagine
Il romanzo non è semplicemente la ricostruzione di un delitto crudele ma è anche la cronistoria, con la precisione degna di un cecchino, della progressiva disgregazione della mente di due “normali” giovani di buona famiglia, in una città tanto affascinante, crudele, piena di storia e di brutture, infestata da topi e immondizia, immersa in corruzione e truffe, che urla ogni giorno l’eccessiva vivacità dei suoi abitanti e l’incapacità di vivere il tempo.
La città dei Vivi
Mi sono avvicinata a questo nuovo romanzo con timore. E se poi mi impressiono? Di nuovo? Avevo già letto La Ferocia (tra l’altro Premio Strega e Premio Mondello 2015), ero coinvolta a tal punto da sognarmi di notte la protagonista. Il libro mi è piaciuto tantissimo, anche se mi ha lasciato parecchio turbata.
La scrittura
Dell’efferato omicidio Varani, sapevo molto poco perché non mi piace la cronaca nera. Per tanto sono entrata nella storia La città dei vivi piano piano, con cautela, un passo alla volta. La ricostruzione dei fatti passa dall’analisi di atti giudiziari, documenti, intercettazioni, fino agli incontri con le persone che gravitavano intorno ai tre protagonisti.
La scrittura è intensa, magnetica, dolorosamente autentica, profondamente umana. Lagioia si mette in gioco, fino in fondo, senza alcuna retorica né presunzione. Riesce a dare vita ai personaggi coinvolti, evidenziando come la percezione non sia mai la stessa per tutti ma dipende da chi sta vivendo la situazione e come vuole, a volte testardamente, interpretarla.
La città dei vivi – recensione disegnata (fonte GoodBook)
Pagina dopo pagina il racconto trascina sempre più dentro la storia, sempre più in basso, al di là di ogni razionalità o senso morale. Un libro che ti pone tante domande, a partire da come è possibile che delle vite siano così vuote e prive di valori. Con la cocaina che in alcuni momenti sembra l’unico collante tra queste decine di persone che si incontrano così, un po’ per caso. Un libro che ti riempie di tristezza e che sarà difficile dimenticare. Una cosa ho apprezzato in modo particolare, il fatto che Lagioia dedichi all’omicidio in se poche pagine di questo consistente volume.
Marco Prato – Luca Varani – Manuel Foffo (Il Messaggero)
Le circa 100 pagine centrali, in cui vengono ricostruiti quei 4 giorni di lenta ma consapevole discesa agli inferi attraverso stralci degli interrogatori inframmezzati dalle dichiarazioni rilasciate dalla moltitudine di persone che, anche inconsapevolmente, hanno preso parte ed in qualche modo influenzato la storia, sono angoscia pura, l’istante in cui Luca Varani muore, dico la verità, ho tirato un sospiro di sollievo.
La ferocia di Roma
La Roma subito fuori dalle mura è cattiva, brutale e maleducata, quasi priva di regole, fastidiosa, rumorosa e corrotta, in cui ciò che sembra l’unico motore che la tiene in vita è la spasmodica ricerca di soldi e sesso, e che ad una certa ora di ogni giorno si ricopre di un soffice strato bianco di cocaina. Roma devastata dall’incuria, dai rifiuti, dai gabbiani e dai topi. L’olandese turista che viene a Roma per i suoi incontri pedofili, le persone che buttano nel Tevere le biciclette. Roma feroce, oscura e degradata. Chissà i romani come si sentono a leggere queste brutture.
Conclusione
La città dei vivi inizia con una ricerca ossessiva dei perché, quasi fosse questione di vita o di morte. Ma poi Lagioia si deve arrendere al fatto che per alcune domande, semplicemente, non c’è una risposta. Il male esiste, così come esiste il bene. Così come non c’è, a volte, una pena giusta e commisurata all’offesa, neppure la morte riesce a risarcire chi la morte l’ha subita. Si ha la sensazione che quando la città dei morti, quella sotterranea, e la città dei vivi, arrivano ad incontrarsi nel mondo di mezzo, non solo questi fatti possono accadere, ma non possono non accadere, prima o poi.
Un fatto di cronaca che diventa letteratura? Un libro che più che leggere, si vive?
Consiglio questo romanzo a chi ama Lagioia, a chi segue la cronaca nera, a chi è disposto a mettere in discussione la bontà dell’uomo senza giudizio.
Utopia è una serie tv controversa, attualissima perché cospirativa. Al centro della vicenda c’è un gruppo di amici nerd che entra in possesso di “Utopia”, un fumetto tra le cui pagine si celano segreti e minacce per l’umanità intera. Una misteriosa e potentissima organizzazione con a capo l’oscuro Mr. Rabbit, vuole Utopia ed è disposta a tutto pur di averlo.
Chi fosse interessato a vedere ‘Utopia’ sappia che la prima stagione è composta da otto episodi, che durano fra i 44 e i 55 minuti l’uno. La visione è consigliata a spettatori adulti.
Utopia 2020, la trama
Ian, Becky, Samantha, Wilson Wilson e Grant sono grandi appassionati di fumetti, nello specifico per Utopia, graphic novel che anticipa le sciagure del futuro per l’intera umanità. Le vignette contengono misteri, accenni a complotti, manipolazioni genetiche, virus, violenze indicibili. Tutto è orchestrato da Mr. Rabbit travestito da un coniglio gigante. Il gruppo si imbarca in un’incredibile avventura, ritrovandosi faccia a faccia con Jessica Hyde (Sasha Lane) protagonista di “Utopia” ormai adulta, impegnata nella disperata ricerca del padre, ovvero l’autore del fumetto. Un’ulteriore conferma del fatto che la minaccia sia reale e che qualcuno debba fare qualcosa per fermarla. Sulla loro strada il dottor Kevin Christie (John Cusack), un magnate dell’industria farmaceutica, e due killer che uccidono a sangue freddo chiunque abbia avuto anche solo la sventura di imbattersi nelle pagine di Utopia.
La teoria del complotto
La serie tv è attuale perché un virus colpisce i bambini. Non posso dilungarmi nei particolari sennò spoilero il contenuto e rovino la visione. In un mondo piagato dalle fake news e dalle teorie del complotto, uno spunto narrativo come quello di ‘Utopia’ è particolarmente delicato da maneggiare. Saranno coincidenze ma dopo l’attacco a Capitol Hill, il caos nel quale ci troviamo con i vaccini, la ripresa di alcuni tratti identificativi con Bill Gates, la serie TV non avrà un seguito. In questo caso, un motivo in più per guardarla e capirne il motivo.
John Cusack è il Dottor Kevin Christie, a capo di una multinazionale farmaceutica. Molte le analogie con il milardario e filantropo Bill Gates (che proprio la scorsa domenica su Che tempo che fa di Fazio era spesso accompagnato da una tazza in mano ed elogiava le virtù della carne sintetica per far convivere sovra popolamento – sostenibilità ambientale.
Alta tensione
Il ritmo energetico di Utopia non lascia respiro allo spettatore. La pandemia che incombe sugli Stati Uniti, le proteste della popolazione che culminano in violenze e contestazioni contro il Governo, i complottisti e la corsa di massa al vaccino rispecchiano con accuratezza inquietante la situazione attuale. Gli occhi e le unghie cavate, la sporcizia, i cervelli – umani e animali – fatti saltare, la tensione costante contribuiscono a realizzare un prodotto televisivo elettrizzante, volutamente scioccante, ma non per tutti. A me è piaciuto, molto.
Creatività e Bellezza. Ispirazioni moda primavera estate 2021
Etsy è la piattaforma globale per prodotti unici e creativi. Si possono trovare creazioni speciali e straordinarie, da pezzi unici realizzati a mano (anche in Italia) a tesori vintage.
Creatività. Dove trovarla?
Ultimamente mi piace tutto ciò che ha dei richiami cinematici, specialmente quando si tratta di fotografia, arte e cinema. L’ultimo film che ho visto in sala risale allo scorso marzo (Parasite), poi a settembre sono riuscita a visitare un museo, Palazzo Ducale a Venezia. Poi basta. La pandemia mi (ci) ha costretto a stare in casa. Il tempo scorre veloce sul web: ispirazioni e trend per il 2021, la scoperta di nuovi blog e profili Instagram, guardo serie tv e leggo tantissimi libri.
Etsy Shop
Ho deciso di invertire il processo di fruizione. L’atteggiamento passivo (stimoli, ispirazioni, cose belle, letture, connessioni, associazioni mentali) lo voglio volgere in attivo! Ho ripreso in mano questo blog – nato nel 2010, un decennio fa – con l’obiettivo di pubblicare articoli digitali che mostrano anche i lavori più belli dei creativi di tutto il mondo. Di seguito gli oggetti che mi sono piaciuti per originalità, bellezza e sostenibilità. Li ho trovati su Etsy, la piattaforma globale per prodotti unici e creativi. Si possono trovare creazioni speciali e straordinarie, da pezzi unici realizzati a mano (anche in Italia) a tesori vintage.
Mascherina bianca in sangallo
Mi sono piaciute tantissimo le mascherine bianche da sposa, realizzate a mano in sangallo con rondini oppure con le rose. Sono entrambe raffinate e portabilissime anche se non ci si sposa. L’esterno è in sangallo e due strati interni in morbido cotone, con tasca filtro, elastici regolabili. Le trovate nel negozio Anna Blanc Design
Resta ancora un Bestseller la Gonna a cerchio in stile Cactus anni ’50. Si trova su La LaCocotteAthens
Collane new age
Collana con ciondolo zodiacale dallo stile minimale fatto a mano. Si acquista nel negozio BossaJewelsUn altro modello molto raffinato, realizzato a mano acquistabile su BossaJewelsOrecchini Astra, piume bianche naturali, dorati con oro fino 24 carati Articolo fatto a mano Materiale: oro 24 carati, piuma naturale • Gioiello dorato con oro fino a 24 carati. Lunghezza 8 cm. Si trovano sul negozio Mistikipi
Lingerie per la primavera
Pizzo bianco tessuto (cotone/nylon) & morbido pizzo bianco (nylon). Un fiocco di velluto beige nella parte anteriore. Realizzato a mano. In vendita su Naomilingerie negozio francese che si ispira allo style giapponese Intimo in giallo mimosa: pizzo, chiffon e nastrino di velluto. Delizioso. Si acquista sempre su Naomilingerie
Accessori per capelli per le spose (ma non solo)
Deliziose forcine per capelli con applicazione di perle bianche, cristalli Swarovski. La realizzazione è manuale. Le trovate qui Nello stesso negozio MelissaMorganDesigns si trovano favolosi accessori per capelli: pettini, spille, cerchietti che valorizzano i capelli e impreziosiscono anche le acconciature più semplici.Di grande impatto. Uno splendido copricapo da sposa in oro rosa realizzato con una collezione luminosa di strass e perline Swarovski. Lo trovate qui Un bellissimo pettine da sposa perla, fatto a mano con perle di cristallo Swarovksi. Sempre su MelissaMorganDesigns
Ad accoglierci tra le pagine di questo romanzo è una donna, una scrittrice, che dopo essersi sentita ai margini per molti anni ha finalmente conosciuto il successo. Vive un tempo ruggente di riscatto, che cerca di tenersi stretto ma ogni giorno le sfugge un po’ di più. Proprio come la figlia, che rifiuta di parlarle e si è trasferita lontano.
Di cosa parla il libro
Combattuta tra risentimento e sgomento per il tempo che si consuma la coglie Federica, la più cara amica del liceo, quando dopo trent’anni torna a cercarla. E riporta nel suo presente anche la sorella maggiore Livia – dea di bellezza sovrannaturale, modello irraggiungibile ai loro occhi di sedicenni sgraziate -, che in seguito a un incidente è rimasta prigioniera nella mente di un’eterna ragazza. Come accadeva da adolescenti, i pensieri tornano a specchiarsi, a respingersi e mescolarsi. La protagonista perlustra il passato alla ricerca di una verità, su se stessa e su Livia, e intanto cerca di riafferrare il bandolo della propria esistenza ammaccata: il lavoro, gli amori. Livia era e resta un mistero insondabile: miracolo di bellezza preservata nell’inconsapevolezza? O fenomeno da baraccone? Avvolti nelle spire di un’affabulazione ammaliante, seguiamo la protagonista in un viaggio che è insieme privato e generazionale, interiore e concreto. E mentre lei aspira a fermare l’attimo per non perdere la gloria, la sorte di Livia è lì a ricordare cosa può succedere se la giovinezza si cristallizza in un presente immobile: una diciottenne nel corpo di una cinquantenne, una farfalla incastrata nell’ambra.
“Sembrava bellezza” è un romanzo sull’impietoso trascorrere del tempo, e su come nel ripercorrerlo si possano incontrare il perdono e la tenerezza, prima di tutto verso se stessi. Un romanzo di madri e di figlie, di amiche, in cui l’autrice mette in scena le relazioni, tra donne e non solo. Un romanzo animato da uno sguardo che innesca la miccia del reale e, senza risparmiare nessun veleno, comprende ogni umana debolezza.
Teresa Ciabatti: incontro con l’autrice
Sembrava Bellezza di Teresa Ciabatti – incontro autrice
Lunedì 8 febbraioalle ore 18.30 Teresa Ciabatti presenta il suo nuovo libro in un esclusivo incontro online con la scrittrice e traduttrice Claudia Durastanti.
San Valentino 2021 è la prima ricorrenza del nuovo anno.
Certamente sarà un San Valentino diverso dagli altri… Immagino pochissime fughe romantiche, al massimo in regione (o nelle seconde case) e sono in forse pranzi e asporto dal ristorante. Per quanto riguarda i regali: ancora una volta, al primo posto si trovano le collane e gli anelli per lei, l’abbigliamento (anche sportivo) ed elettronica per lui.
Se sei alla ricerca di oggetti e idee non banali, potresti valutare lo stile new age.
San Valentino new age
La new age non è nuova, anzi, possiamo collocarla in quel vasto movimento subculturale che segnò la società occidentale tra il 1968 e 1972. È tornata alla ribalta durante il lockdown e si sta affermando come via di fuga dall’attuale periodo di incertezza, tra paure e timori per il futuro.
Foto di Nick Karvounis | Unsplash
L’era dell’Acquario
Secondo l’astrologia, il 2021 è anche l’inizio dell’era dell’Acquario (con tutti i simboli di creatività e spiritualità che si porta dietro). A questo punto il look new age assume un perimetro definito. Regni digitali surreali, tonalità soft ed evanescenti, utilizzo di cristalli e gemme, minerali e prismi fantastici.
Treccia New Age | Tamara Bellis Unsplash
Ispirazioni new age
Utilizza nuovi colori: prova a mescolare i tradizionali rosa e rossi con motivi viola, verde acqua, lime e arcobaleno.
L‘era dell’Acquario è appena iniziata e suscita molto interesse. Pensa a oggetti da regalare o regalarsi che ricordano i pianeti, i colori metallizzati, le costellazioni e la fantascienza.
Ritorno alla natura. Entra in modalità pastorale con stampe botaniche verdeggianti, cucina olistica per preparare pietanze fatte in casa, dettagli vegetariani e di frutta (compresi a forma di cuore) e amorini vintage. Il crochet, il lavoro certosino del lavoro a maglia, rivive in gelidi pomeriggi invernali.
San Valentino si presta benissimo a diffondere delicatezza, toni soft e tendenza olistica. In primis al centro c’è un ‘bene superiore’ rispetto ai propri egoismi. Il mood è far sentire bene la persona.
Amore Unico
Se siamo ispirati ad abbracciare modi di pensare non convenzionali e a concentrarci sul lavoro di comunità, la tendenza è di diffondere pensieri e citazioni luminose. Pensiamo a coloro che sentono maggiormente la mancanza del contatto anche fisico. Come raggiungere il loro cuore? Per esempio pensando e acquistando oggetti unici (anche su misura) che rappresentino tutto il proprio apprezzamento per il proprio partner.
Regali Personalizzati
Allora sì alle collane ed anelli ma personalizzati. Così come sono un’ottima idea gli accessori stampati, la piccola pelletteria, gli utensili da cucina (taglieri, grembiuli) personalizzate. Altre decorazioni personalizzate popolari includono i cuscini (ad esempio a somiglianza di un animale domestico), alle decorazioni murali, candele, tazze e sottobicchieri. Non si può uscire? Niente paura. Penso a set da cocktail o kit da forno che offrono un’attività coinvolgente per i bambini. Ma anche alle scatole regalo per gli alimenti.
Avendo tempo a disposizione sono ottimi tutti i prodotti (naturali) pensati per rendere speciale il rituale del bagno in vasca e della skin care. Ma anche classiche chicche che favoriscono il relax come attrezzature per lo yoga, abbonamenti digitali per la meditazione e cartoleria fatta a mano (quaderni, diari, segnalibri) per segnare i pensieri belli.
Nuove interpretazioni dei fiori
Ecco una tendenza destinata a sbocciare: mazzi di fiori alternativi fatti con carta, fiori pressati, fiori ed erbe essiccate e fiori selvatici raccolti. Stampe botaniche lussureggianti, motivi di felci, carta da parati e bastoncini rilassanti.
Trend di primavera. Avete notate che alle 17 non è più buio pesto? Le giornate si sono allungate. E, mai come oggi, sentiamo la necessità di volgere lo sguardo alla primavera. Un futuro prossimo. Si sono già visti i principali trend 2021 e si prevede che già a marzo saremo desiderosi di abbellire gli spazi interni ed esterni della nostra casa, preparandoci per intrattenerci all’aperto, sempre in sicurezza, appena le temperature si fanno miti.
Le persone, gioco forza, cercano un pò di evasione dopo i lunghi mesi passati tra le mura di casa. Tra smartworking e supermercato le attività si sono ridotte all’osso e c’è davvero bisogno di novità. Le tendenze 2021 sono soprattutto legateal fashion, uno dei settori più colpiti dalla pandemia che sta cercando di reinventarsi e trovare una sua dimensione. Con il design e la cosmesi, la moda è una delle principali fonti d’ispirazione. Le nostre ‘liste dei desideri’ sono piene di vestiti, borse e scarpe nuove, da comprare appena tornerà la normalità. Del resto attendiamo di uscire per una semplice pizza, con la speranza di poter pianificare gite fuori porta per Pasqua (4 aprile).
Gli elementi essenziali per il clima mite e poi caldo come abiti, cappelli da sole, tute, pantaloncini e sandali, oltre a tessuti più leggeri come il lino. Ho già visto alcuni influencer aggiornare il loro look con nuovi tagli di capelli e quindi suggerire creme e nuovi accessori per capelli colorati e gioielli di tutti i giorni.
Decorazioni Pasquali
Un’altro trend di primavera saranno le decorazioni pasquali. Se il Carnevale sarà, per forza di cose, sotto tono lo shopping è rivolto prevalentemente per Pasqua (4 aprile). Gli indicatori dicono che la ricerca di stimoli e ispirazioni inizierà già a febbraio. Grazie all’esplosione dell’home made del 2020, dei giochi da tavolo, torneranno in auge antichi rituali come la tintura delle uova, intesa come attività ludica rivolta ai bambini. Già si prevedono stories e reel con kit pratici per realizzare decorazioni. È probabile che le persone cercheranno articoli che suscitano nostalgia e gioia (sto pensando a design di ispirazione retrò, colori vivaci, giochi e giocattoli che mettono in risalto l’energia giovanile) e celebrano la natura. Le passamanerie classiche (cestini, uova, orecchie da coniglio, cioccolatini) sono bestseller attesi, mentre saranno fondamentali anche altre offerte come ghirlande a tema primaverile, abbigliamento a tema pasquale, decorazioni (striscioni), regali e ninnoli.
Organizzazione dello spazio interno
Un altro trend è il riordino, una banalità. Eppure, complice il maggior tempo passato a casa, le pulizie di primavera significano strumenti organizzativi efficienti e soluzioni di riordino. E ancora, mentre si accantona e si butta il vecchio si pensa già a come riempire il nuovo. Vanno molto le ghirlande floreali o la biancheria da letto con stampe floreali o di lino.
Arredo Giardinaggio
Anche gli articoli per il giardinaggio all’aperto e al coperto saranno popolari, così come gli acquisti all’aperto più grandi come altalene, mobili da giardino e letti da giardino. Ricordiamoci che nel primo lockdown sono andate a ruba le piscine ed i gonfiabili.